
(2) Investire nel petrolio a Piazza Affari - I singoli strumenti
21.04.2008
Attraverso la Borsa Italiana si può puntare sull’andamento dei prezzi del petrolio principalmente con tre strumenti: i titoli legati al settore petrolifero, gli strumenti finanziari ad hoc e gli ETC (Exchange Trade Commodities).
I titoli azionari
I titoli azionari legati al settore petrolifero, come per esempio Eni, Enel, Erg, solo per citarne alcuni, hanno il difetto di non seguire esattamente il prezzo del greggio ma di essere condizionati nel loro valore anche dalle dinamiche interne all’azienda (variabili intrinseche).
I covered warrants
Gli strumenti finanziari ad hoc sono invece più fedeli al trend dei prezzi del petrolio. Questi sono quotati sul segmento SeDeX e appartengono alla grande famiglia dei “certificates” o dei “covered warrants”.
Un covered warrant è un derivato che in genere segue l’andamento del sottostante, amplificandone il movimento del prezzo con un effetto leva (significa che se la quotazione del petrolio si muove dell’1% il covered può avere una variazione dal 2-3% al 10% o maggiore, a seconda dell’effetto leva). A Piazza Affari ve ne sono sul Brent Crude Oil e sul WTI, con varie scadenze e vari emittenti.
I cosiddetti call permettono di scommettere sul rialzo del sottostante, i put sul ribasso. Per esempio, se un investitore volesse puntare sull’apprezzamento del petrolio, potrebbe acquistare un covered warrant call sul WTI. In genere sono quotate più scadenze, ma è preferibile scegliere il covered con almeno 6 mesi di vita residua.
Unicredit è l’emittente più importante di covered warrants sul WTI e il quantitativo minimo è di 100. Significa che per puntare sul petrolio possono bastare anche poche decine di euro se si acquistano i derivati con la quotazione più bassa. E le performance posso arrivare fino a 10 volte la variazione delle quotazioni del petrolio. D’altra parte i rischi sono anche molto elevati. A causa dell’effetto leva tali strumenti non hanno infatti solo la capacità di amplificare i guadagni ma anche le perdite (per ulteriori dettagli vedi il paragrafo: Il rapporto/rischio rendimento).
I certificates
Nella famiglia dei certificates, non solo c’è l’imbarazzo della scelta ma si rischia anche di perdersi nell’immensa offerta delle varie tipologie di strumenti. L’importante è avere ben chiaro che i Leverage Certificates sono derivati con leva, ovvero che la variazione dei prezzi può essere alcune volte maggiore di quella del sottostante. Invece gli Investment Certificates replicano linearmente l’andamento del sottostante: se il prezzo del petrolio guadagna l’1% l’Investment Certificate fa altrettanto. Con i Leverage Certificates si può puntare sul rialzo o il ribasso del sottostante, con gli Investment Certificates solo sul rialzo.
Ci sono Leverage Certificates sia per il WTI che per il Brent. I più scambiati sono i Mini Futures di ABN Amro, attraverso i quali si può scommettere sul rialzo (bull) o sul ribasso (bear) del greggio di entrambi i tipi, anche se sul Brent l’offerta è più ampia.
Anche i Mini Futures hanno un effetto leva come i Covered Warrants. Per esempio, se il prezzo del petrolio passasse da 100 a 110 dollari, con una performance quindi del 10%, il guadagno del Mini Bull potrebbe variare dal 30% fino al 100% ed oltre, a seconda della leva, che cambia da strumento a strumento.
Il taglio minimo è di 10 Mini Futures il che significa che si può scommettere sull’andamento del petrolio con un investimento minimo a partire da poche decine di euro
Una delle differenze sostanziali tra il Covered Warrant e il Mini Future sta in fattori che influiscono, spesso penalizzando, il valore del Covered Warrant (tempo, volatilità, ecc.), indipendentemente dall’andamento dei prezzi del sottostante (in questo caso il petrolio) e che non sono di facile interpretazione. Inconvenienti che invece sono assenti nel Mini Future.
Non hanno invece di questi problemi gli Investment Certificates. Al momento ci sono solo strumenti con sottostante il future sul WTI. Tra questi c’è il Commodity Certificate con scadenza il 18 giugno 2010, sempre emesso da ABN Amro, che a Piazza Affari è il più importante emittente di derivati. Lo strumento non ha leva, significa che se il sottostante si apprezza del 10%, lo stesso faranno le quotazioni del certificato. Contrariamente ai Leverage, per questo strumento il lotto minimo è di 1, per un controvalore pari a meno di 10 euro.
Non bisogna però dimenticare le commissioni bancarie, che vengono applicate dalla società di intermediazione, banca o SIM. In genere si va dallo 0,2% per operazioni fatte attraverso Internet al massimo dello 0,5% se la compravendita è allo sportello. Con una commissione minima che varia tra 2,5 a 5 euro.
Gli ETC (Exchange Trade Commodities)
Infine, a Piazza Affari si può investire nel petrolio con gli ETF (Exchange Traded Funds), o meglio gli ETC, Exchange Trade Commodities, prodotti che permettono anche ai piccoli risparmiatori di scommettere sull’andamento delle materie prime.
Sono molto simili ai Certificates, infatti il loro prezzo replica linearmente quello del sottostante e si acquistano in Borsa come un qualsiasi titolo quotato o come un Certificate. Ma gli ETC sono dei fondi di investimento mentre i Certificates sono assimilabili a tutti gli effetti a veri e propri titoli. Inoltre un ETC comporta dei costi di gestione annui, che vanno da un minimo di 0,15% a un massimo di 1,5%, e che vengono scalati dal prezzo quotidianamente.
C’è un ETC sul future del Brent e uno sul future del WTI. Per entrambi le commissioni di gestione sono al momento dello 0,49 % e il lotto minimo è di 1 titolo, per un controvalore attorno ai 50 euro.
> Vai alla terza parte del report:
Il rapporto/rischio rendimento
Redazione Borsainside