
DOW JONES
Tra gli
indici di borsa di
Wall Street
il più famoso di tutti è sicuramente il Dow Jones Industrial
Average, conosciuto comunemente con il nome più breve di
Dow Jones.
Il Dow Jones è un indice composto dalle trenta maggiori società
degli USA quotate in borsa, il cui peso è ponderato sulla base
del prezzo di mercato. Nonostante vi siano diversi dubbi sulla
sua efficacia di rappresentare fedelmente l’andamento degli
assets industriali statunitensi, tradizionalmente è proprio il
Dow Jones il più sintetico indicatore di riferimento della Borsa
di New York, e spesso il suo andamento viene associato a quello
dell’economia dell’intera nazione, divenendo quindi il portavoce
dello stato di salute della struttura economico – finanziaria
degli Stati Uniti.
Il Dow Jones deve il suo nome al proprio padre, Charles Henry
Dow, una delle figure più importanti nel mondo economico
finanziario statunitense della seconda metà dell’Ottocento. Nato
il 6 Novembre 1851 nel Connecticut e morto a New York il 4
Dicembre del 1902, Charles Dow è il co-fondatore della
Dow Jones & Company insieme
a Edward Jones e Charles Bergstresser, ed è il
fondatore del “Wall Street Journal”, ancora oggi una
delle più autorevoli pubblicazioni del mondo. Oltre ad essere
ricordato per l’indice Dow Jones, Charles Dow è quello stesso
Charles Dow famoso per essere uno dei progenitori dell’analisi
tecnica, ed è lo stesso Charles Dow noto per la Teoria di Dow.
Niente male per uno che non è nemmeno riuscito a finire gli
studi superiori!
Dow creò l’indice – che è il più vecchio tra i principali indici
statunitensi, insieme al Dow Jones Transportation Average,
creato dallo stesso Dow nel 1884 – con l’intento di misurare le
performance delle componenti industriali dei mercati borsistici
americani. Per far ciò, sul finire dell’Ottocento, selezionò
dodici stocks appartenenti a diversi settori industriali
americani, creandone una semplice media matematica varata il
26 Maggio 1896 con il nome, appunto, di Dow Jones Industrial
Average.
Delle dodici azioni presenti oltre 110 anni fa, solamente il
titolo di General Electric
persiste nel listino odierno, mentre le altre aziende sono state
sostituite con il passare degli anni. Ne facevano parte
compagnie del settore energetico (come la Chicago Gas Company,
la Laclede Gas Light Company o la North American Company),
aziende del tabacco (American Tobacco Company), dello zucchero
(American Sugar Company), e così via.
Quel 26 Maggio sul finire del secolo, l’indice assunse il valore
di 40,94 punti. Da quel momento in poi il Dow
Jones conoscerà una crescita in certi tratti molto ripida e
alcuni crolli storici. Nemmeno la partenza fu senza scossoni:
poche settimane dopo la sua inaugurazione l’indice toccò il
minimo storico, a quota 28,48 punti.
Dovettero passare vent’anni prima che il numero delle azioni
presenti nel listino Dow Jones fosse aumentato a venti, e altri
dodici anni affinché altre dieci società si aggiungessero, nel
1928, a quello che stava diventando uno dei simboli della
crescita economica americana. Qualche mese dopo, tuttavia, gli
Stati Uniti conobbero il periodo passato alla storia come la
Grande Depressione. Il crash del 1929 provocò perdite
sensibili al Dow Jones che dovette cedere quasi il 90% del suo
valore.
La giornata più positiva nella storia dell’indice è considerata
il 15 Marzo 1933, quando, in risalita dalle profondità dei primi
anni ’30, il Dow Jones guadagnò il 15,34%. I valori conosciuti
prima della Crisi del 1929 non verranno replicati fino al
termine della Seconda Guerra Mondiale.
Il 14 Novembre 1972 l’indice varcò la soglia dei 1.000 punti per
la prima volta nella sua storia. Negli anni ’80 e negli anni ’90
il Dow Jones proseguì nella sua crescita, un progressivo aumento
né continuo né privo di correzioni e cadute. Passato alla storia
è, ad esempio, il “Lunedì nero” del 19 Ottobre 1987,
in cui l’indice di Charles Dow perse oltre il 20% del proprio
valore. Qualche giorno dopo tuttavia il Dow Jones si risollevò,
superando la soglia dei 2.000 punti. Il 21 Novembre del 1995
vennero superati i 5.000 punti, il 29 Marzo del 1999 i 10.000.
La storia recente dice che il Dow Jones raggiunse un suo punto
di massimo il 14 Gennaio del 2000: 11.750,28 punti durante la
sessione, con chiusura record a 11.722,98 punti. Poi un calo cui
seguì un vero e proprio precipizio: il 17 Settembre 2001, primo
giorno di negoziazione dopo gli attacchi dell’11 Settembre 2001,
il Dow Jones perse il 7,1% in un sol giorno, e il 14,3% durante
l’arco della settimana.
Ma anche allora il Dow Jones seppe prontamente riprendersi: a
metà del 2002 i valori erano tornati sopra quota 8.000 punti,
alla fine del 2003 ci fu un rialzo sopra i 10.000, il 9 Gennaio
del 2006 fu infranta la barriera degli 11.000 punti,
nell’Ottobre del 2006 venne superata la soglia dei 12.000 punti
e lo scorso 20 aprile, infine, anche quella dei 13.000 punti.
A proposito di punti, una delle critiche fondamentali poste
all’indice Dow Jones è proprio la scarsa possibilità di
effettuare un confronto tra anni e decenni differenti. Con lo
scorrere del tempo molte società sono state sostituite, altre
sono state aggiunte, altre ancora hanno attraversato operazioni
societarie complesse che ne hanno snaturato l’essenza. Ancora, è
da osservare che il Dow Jones è oggi strutturato in maniera tale
da attribuire, al proprio interno, un peso maggiore alle società
quotate con un maggior prezzo, lasciando alle azioni con prezzo
inferiore un minor peso.
Terza critica principale riguarda le modalità di negoziazione
dei titoli contenuti nel Dow Jones: non tutte le 30 azioni del
Dow Jones vengono negoziate nelle stesse fasce orarie, il che
crea non poche conseguenze in termini di influenze reciproche.
Ma la critica che più spesso viene rivolta al Dow Jones è quella
di limitare a soli 30 titoli il proprio listino: sono molte le
voci che vorrebbero una espansione dei suoi componenti, un
indice con una gamma maggiore di stocks in grado di riflettere
meglio l’andamento dell’intero listino azionario americano.
Al di là delle critiche, è interessante osservare quale è
l’attuale composizione dell’indice. Le aziende che fanno parte
del Dow Jones sono società note in tutto il mondo, a grande
capitalizzazione, appartenenti a settori spesso molto differenti
tra loro. Ciò che salta più agli occhi è che il Dow Jones
Industrial Average è sempre meno “industrial” nella sua
concezione originaria: il termine nelle intenzioni di Dow voleva
racchiudere soprattutto le compagnie dell’industria pesante,
oggi sempre meno presenti nel listino dei 30.
Fanno infatti parte dell’indice ben 4 compagnie del mondo del
credito, delle assicurazioni e della finanza (American
Express, American
International Group,
Citigroup, JP Morgan Chase),
3 compagnie legate all’hardware e al software (Hewlett-Packard,
IBM,
Microsoft), 3 compagnie legate agli alimentari e
alla ristorazione (Altria
Group,
Coca-Cola, McDonald’s),
3 compagnie farmaceutiche (Johnson &
Johnson, Merck,
Pfizer), 2 compagnie delle
telecomunicazioni (AT&T,
Verizon Communications), 2
compagnie aerospaziali (Boeing,
United Technologies Corporation)
e altre 13 grandi società, dalle automobili (General
Motors) all’alluminio (Alcoa),
dai grandi veicoli commerciali (Caterpillar)
alla chimica (DuPont), dalle
catene di magazzini (Wal-Mart)
all’entertainment (Walt Disney),
passando per la diversificazione offerta dagli stocks di
3M,
Exxon Mobil, General
Electric, Home Depot,
Honeywell,
Intel,
Protect & Camble.
Il Future sul Dow Jones, contrattato al CBOT (Chicago
Board of Trade), è in virtù dell’importanza e della notorietà
dell’indice a cui si ricollega uno dei Financial
Futures più seguiti dagli investitori.
A cura di Roberto Rais (Giugno 2007)