Il risparmio postale

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Fino a qualche tempo fa il risparmio postale, in Italia, rappresentava la principale forma di “investimento” nel nostro Paese. Erano – naturalmente – altri tempi: all’epoca aprire un conto corrente in banca non era necessariamente abitudine di tutti, e all’epoca l’accesso ad altre forme di investimento e di risparmio (anche online) erano un’utopia. Aggiungiamo a ciò che in quella stessa epoca il livello di cultura finanziaria era molto più basso e, di conseguenza, anche la consapevolezza nel valutare con la dovuta congruità il proprio profilo finanziario e le alternative di impiego.

Al di là di questo, è certamente errato interpretare il risparmio postale come una forma antiquata e da abbandonare. Si tratta pur sempre di un rapporto che non prevede (o in alcune ipotesi ne prevede in misura molto limitata) spese e commissioni per apertura, gestione e chiusura del rapporto, così come per quanto concerne le operazioni di versamento e di prelevamento. In qualsiasi momento, sui libretti nominativi è possibile effettuare versamenti e prelevamenti senza limitazioni, ed è possibile altresì usufruire di un tasso di interesse certo che, seppur molto basso, è tuttavia in grado di evitare l’erosione del capitale versato in essi.

Tenete tuttavia conto che sui libretti si paga comunque un’imposta annua fissa pari a 34,20 euro, ma solamente se il cliente è una persona fisica e se la giacenza media annua è complessivamente superiore a 5.000 euro. Possono dunque ancora oggi esercitare il loro fascino di “salvadanaio” per i piccoli risparmi, con il vantaggio di poterli cointestare anche a più persone (genitore / figlio, e così via).

Un’altra forma di tradizionale risparmio postale è rappresentata dai buoni fruttiferi postali: si tratta, anche in questo caso, di una forma davvero “storica” di investimento in risparmi postali, sempre particolarmente gettonata dagli italiani nel corso dei decenni. A differenza dei libretti di risparmio, i buoni fruttiferi prevedono un rendimento sicuramente più interessante, che è crescente in funzione del periodo di possesso di questo strumento finanziario. Anche in questo caso è poi possibile investire a lunga scadenza, pur mantenendo tra le proprie mani la possibilità di poter disinvestire in ogni momento, ricevendo l’intero capitale, maggiorato degli interessi maturati fino al giorno del disinvestimento.

Tra i buoni fruttiferi postali ne esistono addirittura alcuni che hanno scadenze di dieci o venti anni, grado – dunque – di soddisfare davvero tutte le aspettative della clientela degli uffici postali.

Ricordiamo inoltre che i buoni sono garantiti dallo Stato, e che è possibile attingere a una gamma di strumenti finanziari in continua espansione (di più recente introduzione sul nostro mercato è il buoni con interessi indicizzati all’inflazione italiana). Così come per quanto concerne i risparmi con libretto postale, anche per i buoni val infine la pena ricordare la presenza di condizioni di particolare appetibilità per quanto attiene emissione, gestione e rimborso. Anche i buoni postali sono inoltre cointestabili a più persone.

Redazione Borsainside
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