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Lo spread, il termometro della crisi della zona euro. © Shutterstock
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Il termine spread, che in inglese vuol dire larghezza, divario, viene utilizzato in ambito finanziario per indicare la differenza tra la resa dei titoli di stato di due diverse nazioni. L'osservazione di questo valore è molto importante, specie in alcuni periodi storici, in quanto indica come si muove la speculazione finanziaria. Generalmente per calcolare uno spread viene preso come benchmark il Bund decennale tedesco, poiché la Germania viene considerata la nazione più solida d'Europa, ovvero quella con il minor rischio d'insolvenza. La differenza tra il rendimento del Bund tedesco (annullando la virgola) e tra il rendimento di qualsiasi altro titolo di stato di un'altra nazione europea viene chiamato “spread”. Facendo un esempio con l'Italia possiamo dire che se il tasso di rendimento del Bund decennale tedesco è del 3% e quello del BTP decennale italiano è del 7% allora lo spread BTP-Bund sarà pari a 400 punti base (vedi figura 1).

Figura 1: Come si calcola lo spread BTP-Bund
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Quando lo spread si amplia vuol dire che il rendimento del titolo di Stato della nazione presa in considerazione è aumentato e che quindi stanno crescendo i rischi d'insolvenza di quel Paese nei confronti di quegli obbligazionisti che ne hanno comprato i titoli di stato, poiché maggiore sarà il rendimento delle obbligazioni, maggiore sarà il rischio che l'emittente non paghi le cedole e non rimborsi il capitale a scadenza. Il governo nazionale per incentivare gli obbligazionisti ad acquistare i propri titoli pubblici dovrà a questo punto offrire cedole sempre più elevate, accrescendo però il deficit statale. Si affaccia così lo spettro del debito e del default, proprio come sta accadendo di recente per alcuni paesi europei come la Grecia. In poche parole un'impennata dello spread viene letta dal mercato come un possibile rischio bancarotta di una nazione, che diventa sempre meno affidabile agli occhi degli investitori. Se invece un Paese ha i conti pubblici a posto, allora i suoi titoli di stato saranno caratterizzati da un tasso d'interesse piuttosto basso. Uno spread troppo alto, inoltre, mette in allerta le agenzie di rating, come Standard & Poor's, sempre pronte a modificare il proprio giudizio di affidabilità sul Paese emittente alla luce del peso degli interessi passivi.
Proprio in questi ultimi due anni lo spread ha avuto un ruolo chiave sui mercati finanziari alla luce della crisi del debito che ha investito l'Europa, arrivando addirittura a metterne in dubbio l'unità della zona euro. I Paesi che hanno avuto a che fare con l'incognita dei conti pubblici sono Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, chiamati anche con l'acronimo PIIGS.

Grafico 1: Rendimento dei titoli di stato decennali di Germania e Italia degli ultimi 3 anni (fonte Bloomberg)
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Alcune di queste nazioni hanno incontrato evidenti difficoltà nel rimborsare i debiti verso gli obbligazionisti e così sono dovuti ricorrere ad aiuti finanziari da parte della “Troika” ovvero di UE, BCE e FMI in cambio di più rigore nei conti pubblici. La situazione è andata però via via sempre più degenerando, causando turbolenze sui mercati finanziari e forti conflitti tra i leader europei. In questo periodo lo spread è finito al centro dell'attenzione non solo degli operatori finanziari ma anche di ogni singolo individuo interessato al futuro della propria nazione e di conseguenza dell'Europa in quanto le difficoltà di un Paese spesso contagiavano anche altre nazioni “virtuose”.
Le possibilità di default di un Paese vengono calcolate attraverso i CDS, ovvero i Credit Default Swap, ossia una sorta di assicurazione che copre i creditori dal fallimento di uno Stato. Più crescono i CDS più aumentano i rischi di default e più lo spread tende ad allargarsi, spesso per via di una crisi di fiducia dei mercati ma anche per via di una sorta di accanimento della speculazione finanziaria che va a concentrarsi su Paesi non ancora in difficoltà. Proprio per questo l'Eurogruppo ha varato lo scudo anti spread, meccanismo ideato per contenere le ondate speculative che fanno impennare i rendimenti dei titoli pubblici di un Paese virtuoso e che in sostanza prevede l'acquisto dei titoli sovrani di queste nazioni.

Grafico 2: spread BTP-Bund degli ultimi 3 anni (fonte Bloomberg)
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Analizzano il Grafico 2 dello spread BTP-Bund possiamo notare che dai massimi toccati a novembre 2011 a 552 punti si è passati ai minimi di marzo 2012 a 278 punti per poi tornare ad ottobre 2012 attorno alla soglia dei 360 punti.

Cristina Scipioni (Ottobre 2012)
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