Petrolio: Putin vede i prezzi stabilizzarsi attorno a 55 dollari

Petrolio: Putin vede i prezzi stabilizzarsi attorno a 55 dollari

Putin ha osservato che i più elevati prezzi del petrolio condurranno ad un significativo aumento delle entrate in bilancio.

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La Russia spera che i prezzi del petrolio si stabilizzeranno nella seconda metà del 2017 attorno agli attuali livelli di 55 dollari al barile e continuerà la sua cooperazione con l’OPEC. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, svoltasi venerdì.

“Crediamo che il surplus di petrolio sarà rimosso dal mercato e che i prezzi si stabilizzeranno nella seconda metà del 2017. Ci aspettiamo una stabilizzazione agli attuali livelli”, ha osservato.

Putin ha detto che l’impegno della Russia di ridurre la sua produzione di greggio di 300.000 barili al giorno nel primo semestre del prossimo anno non avrà un grande impatto sul volume totale prodotto dal Paese, che si trova “ad un elevato livello”, ma condurrà ad un significativo aumento delle entrate grazie ai più alti prezzi.

“Un aumento dei prezzi del petrolio di 10 dollari al barile si tradurrà in entrate addizionali di 1,75 bilioni di rubli per il bilancio e addizionali 750 miliardi di rubli per le compagnie, nonostante il taglio della loro produzione”.

L’OPEC ha raggiunto al vertice di Vienna dello scorso 30 novembre un accordo per tagliare la sua produzione di 1,2 milioni di barili al giorno a partire dal prossimo 1 gennaio. I Paesi non OPEC si sono successivamente impegnati a tagliare la loro capacità produttiva di 558.000 barili al giorno. La sola Russia si è impegnata a contribuire con 300.000 barili al giorno.

Putin ha aggiunto di credere che una tale cooperazione, che “non avrebbe avuto luogo senza la nostra volontà di collaborare con l’OPEC”, sarà utile per tutte le parti coinvolte. “Coopereremo anche in futuro con l’OPEC”, ha concluso.

Intanto Rosneft (RU000A0J2Q06), la maggiore compagnia petrolifera russa, ha comunicato ieri che i piani per il prossimo anno la rendono flessibile per quanto riguarda i volumi di produzione dopo che Mosca ha stretto un accordo con l’OPEC volto a sostenere i prezzi.

Rosneft, che è controllata dallo Stato e produce più del 40% del petrolio russo, ha indicato che il suo board ha esaminato i piani per il 2017-2018. “Il piano è elaborato sulla base dell’attuale programma di sviluppo di lungo termine e tiene conto dei cambiamenti nelle leggi fiscali russe e della possibilità di effettuare una manovra in modo da sostenere l’efficienza delle vendite nel primo semestre del 2017”, si legge in una nota.

Il CEO di Rosneft Igor Sechin, un potente alleato di Putin, si è a lungo opposto all’OPEC indicando che il cartello ha perso la sua influenza sui mercati globali del petrolio dopo che la produzione statunitense da scisto è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni. Ad ottobre Sechin aveva dichiarato che Rosneft non avrebbe tagliato la sua produzione nell’ambito di un possibile accordo con l’OPEC.

Tuttavia, dopo il patto stretto a Vienna, il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak ha annunciato lo scorso 14 dicembre di aver raggiunto un accordo di base con le compagnie petrolifere per implementare un taglio alla produzione, ma che restano ancora alcuni dettagli da chiarire con i produttori.

Sul mercato continuano perciò a sussistere dubbi che le compagnie petrolifere russe, con i loro propri interessi e piani, saranno in grado di elaborare una strategia comune per ridurre la produzione del Paese che si trova ai più alti livelli dell’era post-sovietica.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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