Secondo quanto afferma Fidelity International per voce di Charles McKenzie, suo Chief Investment Officer per l'obbligazionario, le banche centrali di Eurozona e Stati Uniti sono destinate ad assumere una posizione prudente e attendista ancora a lungo. In altri termini, Bce e Fed sono viste interpretare il prossimo futuro in maniera consapevole dei rischi di eventuali incongrue accelerazioni e, almeno per il momento, non procederanno con nessun cambio di rotta, sebbene entrambi gli istituti monetari - prosegue poi McKenzie - saranno particolarmente attivi su tale fronte nell'ultimo quadrimestre dell'anno.

Stando a tali valide premesse, è pertanto ben plausibile che l'estate e l'inizio di settembre non manifesteranno particolari vivacità, mentre dall'autunno prenderà il via un periodo più dinamico, peraltro già preannunciato dalle stesse protagoniste, con le banche centrali che hanno più volte segnalato una riduzione o una conclusione delle misure di allentamento monetario.

Peraltro, i mercati hanno già dimostrato una discreta volatilità agli annunci prodotti da Bce e Fed, con i rendimenti sui titoli di Stato che ad esempio hanno registrato una forte crescita, trainata dai bund tedeschi: un movimento abbastanza prevedibile, con i mercati che si domandano per quanto tempo i tassi saranno così ridotti, e se sia il momento di affrettare la fine della marcia rialzista delle obbligazioni.

Tornando alle azioni di Bce e Fed, è probabile - afferma l'analista - che l'istituto monetario possa annunciare un modesto e graduale tapering nella riunione di settembre, con partenza della riduzione degli acquisti dal successivo mese di gennaio. È tuttavia probabile che la riduzione degli acquisti avverrà con molta cautela, combinando magari il tapering con una proroga del quantitative easing per tutto il 2018.

Per quanto attiene invece la Fed, è possibile che l'istituto monetario federale statunitense possa formalmente annunciare l'inizio del processo di normalizzazione del bilancio nella riunione di settembre.

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