L'intervento di Mario Draghi a Jackson Hole è stato carente di un espresso impegno a limitare l’apprezzamento dell'euro: una situazione che ha potuto spingere in ulteriore rialzo le quotazioni della valuta unica contro il dollaro e contro alcune delle altre principali controparti.

Nell'evento, infatti, Draghi si è ben astenuto dal fare riferimenti alla politica monetaria futura della Banca centrale europea, e la reazione dell’euro si spiega probabilmente con il fatto che le aspettative del mercato finanziario erano che il Presidente BCE argomentasse circa i possibili effetti negativi di un eccessivo apprezzamento della valuta unica.

Come facilmente osservabile, anche in questa occasione - come spesso è d'altronde è accaduto nel corso degli ultimi mesi - gli operatori hanno ampiamente anticipato le mosse della Banca centrale europea, ottenendo una rivalutazione sproporzionata dell’euro, che viaggia ora probabilmente su livelli eccessivi rispetto a quelli "dovuti".

La svolta restrittiva della BCE, ovvero la riduzione del Quantitative easing, benché scontata dal mercato, sarà dettagliata solo successivamente e non il 7 settembre prossimo, quando è in programma il meeting dell'istituto monetario europeo.

Se gli annunci manterranno fede e promessa, è possibile che possa esservi uno storno del cambio EUR/USD verso area 1,15. Lo storno dovrebbe tuttavia essere temporaneo, e lasciare poi spazio, nel lungo termine, a una prevalenza nella forza relativa dell’euro, in virtù del ritiro graduale delle misure espansive della BCE.

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