Contrariamente al dollaro, l’euro ha aperto la settimana in calo, riassorbendo in parte la salita che aveva maturato successivamente alla riunione della BCE.

La correzione è stata determinata non solamente dalle sostanziali rassicurazioni in area dollaro (e dal calo delle tensioni geopolitiche), quanto anche dalle dichiarazioni di Coeuré (BCE) per il quale uno shock esogeno sul cambio, qualora si verificasse in maniera persistente, potrebbe condurre a “una restrizione indesiderata delle condizioni finanziarie con conseguenze indesiderate sull’inflazione”. Ad ogni modo, Coeurè ha altresì affermato in periodi di ripresa economica, la fiducia e lo stimolo monetario dovrebbero compensare almeno parzialmente l’effetto disinflazionistico di un rafforzamento del cambio, indicando altresì che rispetto a quanto avvenuto nel passato, la politica monetaria rimarrà maggiormente e più lungamente accomodante a causa della persistenza di pressioni inflazionistiche modeste.

A breve distanza dalle dichiarazioni di Coeurè sono arrivate quelle di Mersch, che ha dichiarato come l’inflazione sia attualmente ancora piuttosto bassa, per poi aggiungere che la BCE valuterà a breve come impostare il programma l’anno prossimo e “quanto fiduciosa sia di poter rimuovere lo stimolo monetario”.

Complessivamente, dagli interventi dei membri BCE è emersa la volontà di trasmettere ai mercati finanziari il messaggio che la riduzione degli acquisti sarà piuttosto graduale, e che la BCE continuerà comunque a fornire il giusto stimolo all’economia anche nel corso dell’anno prossimo. Con simili approcci, è possibile che i membri BCE abbiano – volontariamente o meno – impedito nuovi apprezzamenti dell’euro. Ma durerà?

A cura di Redazione Borsainside © RIPRODUZIONE RISERVATA