Allarme inflazione, su quali titoli puntare?

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Dalla Newsletter di Borsainside del 14.03.2011:

Lo spettro dell'inflazione si aggira sui mercati. I prezzi al consumo hanno registrato a gennaio nella zona euro il più forte aumento dall'ottobre del 2008. La Banca Centrale Europea ha indicato durante le scorse settimane più volte che le pressioni inflazionistiche stanno crescendo. Jean Claude Trichet ha avvertito nella conferenza stampa seguente l'ultima riunione del consiglio direttivo dell'istituto di Francorforte che una forte vigilanza è necessaria per mantenere la stabilità dei prezzi. Ciò significa che la BCE alzerà probabilmente i tassi d'interesse già il prossimo mese. Anche negli USA l'inflazione sta iniziando a salire. Preoccupa soprattutto l'aumento dei prezzi della benzina. Il Governo statunitense ha dichiarato di essere pronto ad utilizzare le riserve strategiche di petrolio per frenare il rincaro del carburante. Molti azionisti si stanno per questi motivi chiedendo come possono preparare il loro portafoglio ad affrontare l'inflazione. La notizia positiva è che le azioni sono asset reali e proteggono quindi, in linea generale, dall'inflazione. Lo scenario ideale è un'inflazione tra l'1% e il 4%. Uno studio effettuato da Robert Shiller, professore di Yale e noto esperto dei mercati finanziari, ha mostrato infatti che nei periodi con un tale tasso d'inflazione le azioni hanno sovraperformato negli USA in passato chiaramente le altre classi di asset. Le azioni hanno registrato un positivo andamento soprattutto quando i rendimenti delle obbligazioni erano bassi e la crescita dell'economia moderata.
Un aumento dell'inflazione è quindi un fattore relativamente vantaggioso per il mercato azionario. La performance delle azioni in un periodo di pressione inflazionistica dipende però molto anche dalla reazione delle banche centrali. Se la politica monetaria resta piuttosto tollerante allora le azioni sono interessanti anche in caso di un calo dei margini delle imprese causato da un aumento dei prezzi delle materie prime. I depositi vincolati e le obbligazioni diventano infatti meno attrattivi se l'inflazione sale ed i tassi d'interesse rimangono a dei bassi livelli. La conseguenza è che più denaro confluisce nel mercato azionario.
La capacità di determinazione dei prezzi dovrebbe avere nella selezione dei titoli un ruolo chiave. Le maggiori possibilità di compensare l'inflazione attraverso un rialzo delle quotazioni e i dividendi lo hanno generalmente le imprese che si trovano nella posizione di poter trasferire l'aumento dei loro costi ai clienti. Un tale potere di mercato lo hanno, per esempio, Coca-Cola (US1912161007), McDonald's (US5801351017) ed Apple (US0378331005), che sono tra i marchi più conosciuti al mondo. Anche il settore del lusso, in cui il "culto" del brand e gli elevati prezzi fanno comunque parte della strategia delle aziende, ha delle buone possibilità di sovraperformare in un periodo di pressione inflazionistica. Tra i singoli titoli i nostri favoriti sono LVMH (FR0000121014), Burberry (GB0031743007) ed Hermès (FR0000052292). Le più elevate capacità di determinare i prezzi la hanno le imprese che offrono dei beni indispensabili e che operano in posizione dominante o quasi monopolistica. In questa categoria sono da segnalare i colossi delle utilities ENEL (IT0003128367) e E.ON (DE0007614406) e i produttori di sigarette Altria (US02209S1033) e British American Tobacco (GB0002875804). Anche i prodotti di imprese high-tech come Microsoft (US5949181045), SAP (DE0007164600) e Google (US38259P5089) sono sempre più indispensabili.
Un'altra promettente strategia è puntare su quelle compagnie che sono alla base dell'aumento dei prezzi. BHP Billiton (GB0000566504), la maggiore impresa mineraria al mondo, beneficia sensibilmente dell'apprezzamento di quasi tutti i principali metalli. La brasiliana Vale (BRVALEACNPA3) controlla il mercato del minerale di ferro ed ha già aumentato fortemente i suoi prezzi. La crescita delle quotazioni del petrolio è particolarmente vantaggiosa per le imprese petrolifere che dispongono di abbondanti riserve di produzione. Tra queste segnaliamo Petroleo Brasileiro (BRPETRACNPR6) e Statoil (NO0010096985). Il boom dei prezzi delle materie prime agricole è un catalizzatore per le vendite dei produttori di fertilizzanti come Potash (CA73755L1076) e Yara (NO0010208051) oppure dei produttori di macchine agricole come Deere & Company (US2441991054) e Mahindra & Mahindra (INE101A01026).
Sembra inoltre particolarmente arguto investire in quelle compagnie che già nei contratti prevedono un adeguamento dei loro prezzi al tasso d'inflazione. Protette in questo modo dal carovita sono per esempio le concessionarie autostradali come Atlantia (IT0003506190) e Cia. de Concessoes Rodoviarias (BRCCROACNOR2) oppure le imprese che gestiscono centri commerciali come Deutsche Euroshop (DE0007480204) e Immofinanz (AT0000809058). Dell'aumento della quantità di denaro in circolazione causato dall'inflazione beneficiano gli operatori di carte di credito come MasterCard (US57636Q1040) e Visa (US92826C8394), i cui ricavi crescono con il numero delle transazioni. Se l'inflazione dovesse essere però galoppante, ci sarebbero anche sul mercato azionario soli pochi vincitori. Tra questi ci dovrebbe essere Barrick Gold (CA0679011084), il primo produttore al mondo di oro.
Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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