Dalla Newsletter di Borsainside del 24.09.2012:

Per chi investiva nell'oro è stato a lungo tutto piuttosto semplice e logico. Se il metallo giallo si apprezzava, salivano anche i titoli delle compagnie aurifere, e viceversa. Negli ultimi anni chi ha puntato su questa relazione è stato amaramente deluso. Mentre l'oro ha raggiunto un record dopo l'altro, la performance del settore aurifero è stata piuttosto contenuta. I periodi di correzione sono stati ancora più frustranti, i titoli auriferi sono scesi decisamente più del prezzo dell'oro. Questo sgradito effetto è stato dovuto soprattutto alla forte crescita dei costi di produzione. Nel 2007 erano ancora necessari, in media, $376 per estrarre un'oncia d'oro. Secondo la società di ricerca GFMS World Gold i costi di estrazione sono saliti nel solo primo semestre del 2012 del 19% a $727. I costi complessivi, inclusi gli ammortamenti, le spese amministrative, l'esplorazione oppure gli interessi, sono di gran lunga superiori e ammontano ormai, in media, a $1.200 - $1.250 all'oncia.
Il debole andamento dei titoli auriferi ha avuto come conseguenza che la loro valutazione rispetto all'oro si è notevolmente abbassata. Era da anni che i produttori del metallo prezioso non erano cosi' appetibili. Visto che le quotazioni dell'oro stanno riprendendo vigore il loro potenziale potrebbe essere importante.
La deludente performance ha spinto molti gruppi auriferi a reagire. Una serie di amministratori delegati è stata costretta a gettare la spugna a causa del declino dei profitti. Lo scorso giugno è toccato anche a Aaron Regent del leader mondiale Barrick Gold (CA0679011084). Il suo successore, Jamie Sokalsky, ha introdotto un cambio di strategia e si concentra sulla redditività e sul flusso di cassa invece che sulla quantità. Se i progetti non soddisfano alcuni criteri vengono rinviati oppure ceduti. La nuova strategia si riflette nelle previsioni di produzione per il 2015 che sono state ridotte da 9 a 8 milioni di once, poco più delle 7,3 - 7,8 milioni di once che verranno prodotte quest'anno. Tuttavia la nuova concentrazione sulla redditività dovrebbe dare una forte spinta agli utili del gruppo. I costi di estrazione di Barrick Gold sono pari a $575, inferiori quindi alla media del settore. Il margine operativo supera il 42%. Gruppi rivali come Newmont Mining (US6516391066) e Kinross Gold (CA4969024047) hanno un margine operativo rispettivamente del 37% e del 31,2%. Positivo è anche il fatto che Barrick Gold ha incrementato il livello di remunerazione degli azionisti. Il dividendo è salito in meno di un anno del 67%. Il titolo è un investimento base per ogni fan dell'oro.
Piccolo ma di alta qualità è Eldorado Gold (CA2849021035). Il gruppo canadese prevede di produrre quest'anno 660.000 once, meno di un decimo di Barrick Gold, i costi di produzione nelle sue cinque miniere sono però di soli $465. Anche Eldorado Gold ha ridotto i suoi target per quest'anno dopo che in una miniera in Turchia sono emersi dei problemi ed un progetto in Cina ha subito un ritardo. Nei prossimi anni verrà però avviata la produzione in sei nuovi progetti cosicché nel 2016 potrebbero essere prodotte più di 1,7 milioni di once all'anno. Nell'arco di un decennio Eldorado Gold avrebbe in questo modo più che decuplicato la sua produzione. Visto che dopo l'avvio dell'attività nei nuovi progetti Eldorado Gold si attende un ulteriore calo dei costi i suoi utili dovrebbero salire significativamente nei prossimi anni.
Mentre Eldorado Gold ha già registrato alcuni successi Perseus Mining (AU000000PRU3) deve ancora dimostrare il suo valore. Il gruppo australiano possiede due miniere molto promettenti nell'Africa occidentale ma è riuscito a passare da esploratore a produttore solo all'inizio di quest'anno. La produzione commerciale nella miniera di Edikan, nel Ghana, è iniziata lo scorso primo gennaio. Nell'esercizio terminato alla fine di giugno Perseus Mining ha prodotto in questo modo circa 137.000 once e generato per la prima volta nella sua storia un utile. Attraverso l'accelerazione della produzione in Ghana e l'inizio dello sfruttramento del progetto di Sissingué, nella Costa d'Avorio, Perseus Mining punta a produrre 400.000 once all'anno entro il 2014. Le riserve accertate e probabili ammontano a più di 4 milioni di once. La produzione dovrebbe essere quindi assicurata per alcuni anni. Visto però che Perseus Mining dispone solo di due miniere, per di più in Paesi africani, si tratta di un investimento speculativo.
Ciò vale ancor di più per Jaguar Mining (CA47009M1032). I costi del gruppo attivo in Brasile sono finiti negli ultimi trimestri fuori controllo. Nel primo semestre del 2012 è stata registrata una perdita di $13,5 milioni contro l'utile di $19,3 milioni dello stesso periodo del 2011. Jaguar Mining ha tagliato inoltre drasticamente i suoi obiettivi di produzione. La borsa ha reagito molto negativamente ai problemi del produttore di oro. Il titolo, che alla fine dello scorso anno quotava a circa $6,40, ha toccato a luglio un minimo a $0,60. Nel frattempo il nuovo management ha reagito e lanciato un piano di ristrutturazione per migliorare la produttività delle miniere e ridurre i costi amministrativi. I frutti dovrebbero essere raccolti però solo il prossimo anno. Jaguar Mining è interessante per i suoi attrattivi asset. Nel novembre del 2011 il vecchio management ha rifiutato un'offerta di circa $1 miliardo fatta per il gruppo dalla compagnia cinese Shandong Gold Mining (CNE000001FR7). Attualmente Jaguar Mining capitalizza poco più di $100 milioni. Se il piano di ristrutturazione dovesse avere successo il titolo potrebbe quindi apprezzarsi notevolmente. I rischi sono d'altra parte molto elevati a causa dell'elevato livello di indebitamento e della debole generazione di cassa.
IAMGOLD (CA4509131088) non ha invece problemi di finanziamento. In virtù dell'attuale prezzo dell'oro la generazione di cassa dalle attività operative è sufficiente per finanziare i previsti investimenti di $1,7 miliardi fino al 2014. Se il prezzo dell'oro dovesse arrivare a $2.000, come si attendono molti esperti dopo il nuovo allentamento monetario negli USA, il cash flow potrebbe salire anche a $2,7 miliardi. Oltre a potenziare la produzione nei progetti già avviati, gli investimenti di  IAMGOLD puntano a far avanzare le attività di esplorazione, cosicché la quantità di once prodotte potrebbe aumentare fino al 2017 di due terzi a 1,4 - 1,6 milioni di unità. Particolarmente promettente viene considerato il giacimento d'oro di Côté, nell'Ontario, la cui valutazione si trova però in una fase iniziale. Stando a stime rozze potrebbero venir estratte un giorno dal sottosuolo tra 300.000 e 500.000 once all'anno.

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