Dalla Newsletter di Borsainside dello scorso 9 settembre:

"Acquistate terreni agricoli, diventate agricoltori!", predica da anni agli investitori Jim Rogers, uno dei più noti guru di Wall Street. Rogers crede infatti che se i prezzi delle materie prime agricole non aumenteranno gli agricoltori non potranno coprire più i loro costi e spariranno, e senza agricoltori nessuno coltiverà più la terra e ci sarà una crisi alimentare globale.
In effetti ci sono sempre meno agricoltori e terreni coltivati, allo stesso tempo il fabbisogno mondiale di cibo cresce costantemente. L'ONU prevede che nel 2050 ci saranno 2 miliardi di persone in più da sfamare. I cinesi hanno da tempo prestato ascolto alle parole di Rogers. La Cina ha acquistato centinaia di migliaia di ettari coltivabili in Africa per garantirsi l'approvvigionamento alimentare. L'ONU e le associazioni dei consumatori temono che l'accaparramento di terreni agricoli possa far aumentare ulteriormente la carenza di cibo nel continente nero, perché sottrae le risorse primarie dei paesi interessati che spesso si trovano in condizioni di difficoltà economica. Con occhio ancora più critico vengono viste le banche che speculano sulle materie prime agroalimentari attraverso i derivati. Foodwatch e Oxfam le accusano di essere corresponsabili della fame nel mondo.

Chi voglia beneficiare del boom dell'agricoltura ed avere allo stesso tempo una coscienza tranquilla non dovrebbe quindi investire direttamente nelle materie prime ma puntare piuttosto sulle imprese attive nel settore agricolo. I loro titoli sono saliti negli ultimi anni significativamente ed hanno registrato una performance migliore del grano, del mais e della soia. Un altro vantaggio è la minore volatilità. I prezzi delle materie prime sono soggetti a forti oscillazioni. Le azioni vengono invece valutate piuttosto sulla base dei fondamentali e non reagiscono ad ogni piccolo movimento sul mercato alimentare.

Il maggiore potenziale continuano ad averlo a nostro avviso i produttori di sementi e pesticidi perchè contribuiscono in maniera decisiva all'aumento della produttività per ettaro e quindi a far in modo che la crescente domanda venga soddisfatta nonostante le aree coltivabili siano limitate. Grazie alla coltivazione di sementi modificate geneticamente di Monsanto (US61166W1018) è stato per esempio possibile avere in alcune regioni dell'India due raccolti invece di uno, e senza correre il rischio di una loro perdita. Il gruppo statunitense ha un "quasi monopolio". Insieme a Syngenta (CH0011037469) e DuPont (US2635341090) controlla infatti più del 50% del mercato mondiale. Le sementi hanno inoltre il grande vantaggio di essere coperte da brevetti. I rischi sono quindi limitati in un settore ad alti margini di crescita. Consigliamo di acquistare Monsanto nei momenti di debolezza, al di sotto di $100, con un target sul prezzo nei prossimi sei mesi a $120.

I produttori di fertilizzanti sono stati ultimamente sulle prime pagine della stampa finanziaria. Alla fine di luglio il gruppo russo Uralkali (RU0007661302) ha rotto con il partner bielorusso Belaruskali ed è uscito dal cartello che controllava il 43% delle esportazioni globali di sali di potassio con l'intenzione di aggredire il mercato. Un duro colpo per l'intera industria dei fertilizzanti, di cui il potassio è un componente essenziale. A seguito della notizia i titoli delle compagnie del settore sono andati a picco. La vicenda Uralkali ha mostrato chiaramente quale inconveniente i produttori di fertilizzanti pongono per gli investitori. Il loro business è strettamente legato all'andamento dei prezzi di alcune materie prime, come appunto il potassio. I loro titoli sono perciò in generale molto volatili. Solo chi è abbastanza esperto ed ha i nervi ben saldi dovrebbe quindi investire nel settore. I rischi nel breve termine solo molto elevati. La situazione è altamente incerta a causa della crisi avviata da Uralkali. Le attuali quotazioni potrebbero d'altra parte rappresentare un buon punto d'ingresso per un investimento con un'ottica di alcuni anni. Nel lungo termine i prezzi del potassio sono infatti destinati a salire a causa della crescente popolazione globale. Il mercato è controllato da poche compagnie che avranno sempre dei vantaggi competitivi rispetto a possibili nuove concorrenti. E visto che il mondo consuma sempre più cibo gli ordinativi non mancheranno mai.

Il nostro top-pick è Potash (CA73755L1076). Il gruppo canadese è l'indiscusso leader dell'industria dei fertilizzanti a base di potassio. Potash ha dei bassi costi di produzione ed il suo business è ben diversificato. La vicenda Uralkali dovrebbe avere quindi solo un impatto limitato sui suoi margini. Potash ha inoltre quasi completato il programma di espansione delle capacità che ha pesato negli ultimi anni sul suo flusso di cassa. L'elevato dividendo, il rendimento è attualmente pari al 4,7%, non ci sembra essere quindi in pericolo. Per cercare di compensare l'impatto della bufera scatenata da Uralkali sul suo titolo Potash ha annunciato alla fine di luglio che riacquisterà fino al 5% delle proprie azioni in circolazione.

Tra i titoli dei produttori di trattori e macchine agricole segnaliamo Agco (US0010841023). La compagnia statunitense ha una buona posizione di mercato nei Paesi emergenti, soprattutto in Brasile. Nel breve termine Agco dovrebbe beneficiare di una favorevole stagione della semina nell'America Latina. Gli acri destinati alla coltivazione della soia dovrebbero aumentare in Brasile a causa dell'aumento dei prezzi delle sementi e della speranza che la debolezza del real possa spingere i redditi agricoli.

Interessante è anche la giapponese Topcon (JP3630400004). La compagnia giapponese è leader nei sistemi di guida satellitare per l'agricoltura. Grazie ai prodotti di Topcom gli agricoltori possono aumentare l'efficienza e la velocità operativa, due fattori chiave per essere più competitivi in un periodo di crescente domanda. Per il corrente esercizio Topcon si attende un aumento del suo utile operativo del 120%. A nostro avviso questa previsione potrebbe anche essere rivista al rialzo a causa della forte domanda e dell'indebolimento dello yen.

Sempre più importanti stanno diventando compagnie come Bunge (BMG169621056), che offrono servizi logistici per l'industria agricola. I volumi di materie prime agricole che devono essere trasportati dal Sudamerica fino all'Asia e al Medio Oriente è in costante crescita. Bunge è leader nell’approvvigionamento di sementi oleose e cereali. La compagnia statunitense acquista, immagazzina, trasporta, lavora e commercia le materie prime agricole nei mercati mondiali. Nella seconda metà del 2013 Bunge dovrebbe beneficiare degli abbondanti raccolti di mais e soia negli USA dopo che lo scorso anno una grave siccità aveva penalizzato fortemente la produzione.

A cura di Gaetano Gulinelli © RIPRODUZIONE RISERVATA