I prezzi del petrolio ritracciano, aumentano timori bolla

I prezzi del petrolio ritracciano, aumentano timori bolla
I prezzi del petrolio hanno ritracciato. © Shutterstock

Il Brent ed il WTI scendono di circa il 2%. Sechin, il presidente di Rosneft, ha affermato che la produzione russa potrebbe salire significativamente.

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I prezzi del petrolio ritracciano ggi bruscamente. Il future sul Brent scende al momento del 2,2% a $51,49. Il future sul WTI perde il 2% a 50,55 dollari al barile. Una parte del mercato teme che il recente rally possa aver creato una bolla.

Il prezzo del petrolio ha chiuso ieri a New York ai massimi da quindici mesi dopo che le scorte statunitensi di greggio sono calate a sorpresa la scorsa settimana di 5,2 milioni di barili. Alcuni analisti hanno però avvertito che una parte del calo è stato causato da fattori straordinari come un’interruzione della Plains All American Pipeline.

Molti investitori dubitano inoltre che i produttori di petrolio riusciranno ad implementare un’azione comune per ridurre l’offerta sul mercato.

L’OPEC ha raggiunto a fine settembre ad Algeri un accordo per tagliare la sua produzione di circa 700.000 barili al giorno a 32,5-33 milioni di barili al giorno. Tuttavia ancora non c’è stato nulla di concreto. I dettagli del piano, incluse le quote con cui dovrebbero contribuire i singoli Paesi, saranno discussi alla riunione ufficiale in programma il prossimo 30 novembre a Vienna.

Il contributo dei grandi produttori non-OPEC, come la Russia, resta oltre a ciò molto incerto. Igor Sechin, il presidente di Rosneft (RU000A0J2Q06), ha dichiarato oggi che la Russia “può incrementare significativamente la sua attività produttiva”. La produzione russa si trova già ai massimi livelli dell’era post-sovietica, ma secondo Sechin il Paese sarebbe in grado di aumentarla di 4 milioni di barili al giorno “se lo richiede la domanda e se lo permettono le condizioni tecnologiche ed economiche”.

Le parole di Sechin pesano sui prezzi del petrolio perché sembrano confermare la sua posizione negativa rispetto ad una collaborazione con l’OPEC. Una settimana fa il numero uno di Rosneft, che produce circa il 40% del greggio russo, aveva affermato che il suo gruppo non avrebbe né congelato né tagliato la sua produzione.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva invece in precedenza dichiarato che il suo Paese era pronto ad aderire ad un piano per stabilizzare il mercato petrolifero.

Maggiore chiarezza sulle intenzioni di Mosca la si avrà probabilmente lunedì prossimo, dopo il previsto incontro tra il segretario generale dell’OPEC, Mohammed Barkindo, e il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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