Quotazione dollaro: Per gli analisti salirà ancora, probabile parità sull’euro

Quotazione dollaro: Per gli analisti salirà ancora, probabile parità sull’euro

Secondo 60 esperti interpellati da Reuters sono elevate le probabilità che l'euro raggiunga oppure scenda sotto la parità sul dollaro.

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La quotazione del dollaro si rafforzerà ulteriormente rispetto all’euro con la possibilità che raggiunga la parità quest’anno. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Reuters. Gli esperti consultati dall’agenzia stampa si attendono che il dollaro si apprezzerà anche rispetto alla sterlina e rimarrà saldo rispetto al paniere delle principali valute. L’ottimismo sulle prospettive del biglietto verde si fonda sull’aspettativa che i tagli alle tasse promessi dal presidente eletto Donald Trump spingeranno i tassi di interesse verso l'alto.

Tuttavia dai risultati di questi sondaggi non arrivano sempre buone indicazioni per il futuro. Nei mesi prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre, la maggior parte degli analisti del Forex interpellati da Reuters aveva previsto che il dollaro sarebbe immediatamente sceso tra il 2 e il 3 per cento dopo un’eventuale vittoria del tycoon newyorkese.

Una piccola parte tra quei due terzi degli analisti che ha risposto ad una domanda addizionale nel sondaggio, ha indicato che le loro previsioni per il dollaro sono probabilmente basse piuttosto che alte. Alcune di queste risposte sono arrivate dopo che dalle minute della riunione della Fed di dicembre è emerso mercoledì che i membri dell’istituto hanno iniziato ad includere nelle loro previsioni la probabilità di maggiori stimoli fiscali, suggerendo che i rialzi dei tassi di interesse potrebbero essere più dei tre da loro previsti attualmente.

Il sondaggio, a cui hanno preso parte questa settimana 60 esperti, prevede che il Dollar Index, l’indice che misura il valore del biglietto verde rispetto a sei maggiori valute, finirà il 2017 a 101,5 punti. Il Dollar Index, che ha chiuso venerdì a 102,2 punti, è salito nel 2016 del 3,7%, registrando il suo quarto rialzo annuale consecutivo.

Dopo essersi aspettati un apprezzamento dell’euro fino al risultato del voto presidenziale negli Stati Uniti, gli esperti sono tornati a prevedere un suo indebolimento a causa delle divergenti politiche monetarie di Fed e BCE e delle elezioni in alcuni dei più importanti Paesi della moneta unica.

Mentre il consensus a 12 mesi per l’euro e di 1,04 dollari, gli intervistati da Reuters vedono una probabilità media del 50 per cento che la valuta europea raggiunga oppure scenda sotto la parità rispetto a quella statunitense durante il 2017. Si tratta del più alto valore da almeno due anni. La metà dei 60 esperti ha inoltre una previsione per l’euro di 1 dollaro oppure inferiore ad un certo punto nell’orizzonte del sondaggio, contro poco meno di un terzo degli intervistati dell’indagine dello scorso mese.

Intanto l’euro è salito nella prima settimana del nuovo anno dello 0,2%, chiudendo venerdì a 1,0533 dollari. Dal fronte macroeconomico sono arrivati segnali incoraggianti. L’inflazione è balzata a dicembre nell’Eurozona all’1,1%, ovvero ai massimi dal settembre del 2013. L’indice PMI Composite di IHS Markit per la zona euro è salito inoltre lo scorso mese ai più alti livelli dal maggio del 2011.

Di conseguenza si è tornato ad ipotizzare un “tapering”, ovvero una graduale riduzione dell’acquisto di titoli da parte della BCE. Tuttavia è improbabile che l’Eurotower ripeta l’errore fatto nel 2011 quando, sotto l’egida di Jean-Claude Trichet, alzò due volte i tassi in maniera preventiva, fomentando la crisi del debito.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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