Negli ultimi giorni alcuni dati macro, piuttosto positivi, hanno rinvigorito la fiducia in ottica statunitense. Nell’area nordamericana hanno infatti decisamente sorpreso al rialzo le indagini ISM che in giugno vedono la fiducia nel manifatturiero salire al massimo dal 2014, con miglioramenti diffusi a tutte le componenti. Hanno tuttavia svolto da contraltare i dati sugli ordini all’industria, risultati più deboli delle attese e in contrazione per il secondo mese consecutivo in maggio.

Ad ogni modo, il dato che ha catturato la maggiore attenzione è stato sicuramente positivo: parliamo naturalmente dell’employment report di giugno, che non solo vede un’accelerazione nell’aumento degli occupati, ma può contare su una revisione al rialzo di quasi 50 mila unità sui due mesi precedenti. Sebbene sia palese che una buona parte del movimento sia riconducibile ad effetti stagionali, la dinamica di fondo rimane comunque piuttosto robusta.

Tra gli altri dati macro che hanno fornito un sostegno positivo allo scenario USA, vi sono poi le indicazioni che arrivano dall’indagine presso le famiglie: l’inatteso aumento della disoccupazione (risalita al 4,4%) è in gran parte spiegato dalla ripresa della partecipazione alla forza lavoro, risalita di un decimo al 62,8%, a conferma di una ulteriore normalizzazione. Da migliorare invece l’elemento statistico sulla dinamica dei salari, che nel mese di giugno vedono un aumento modesto a +0,2% m/m e registrano una revisione al ribasso del precedente da 0,2% a 0,1% m/m con la variazione su base annua che rimane molto moderata (2,5% a/a).

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