Prezzo petrolio: quotazione 50$ e poi un ribasso? La dura legge dello shale gas in agguato

Prezzo petrolio: quotazione 50$ e poi un ribasso? La dura legge dello shale gas in agguato
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La quotazione del petrolio è riuscita a riagganciare i 50 dollari al barile ma i problemi iniziano ora

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Corsi e ricorsi della quotazione del petrolio. La storia degli ultimi anni ha messo in luce una dinamica molto particolare. Ogni qualvolta il prezzo del petrolio è riuscito a riagganciare i 50 dollari al barile, i produttori di shale gas sono tornati a farsi sotto, incrementando la loro produzione. L'incremento dell'offerta di shale gas ha quindi determinato un contestuale calo del prezzo del petrolio. Sono tanti i traders che rietengono che anche questa volta possa verificarsi una scenario simile. Il preggio del greggio è riuscito a risalire a 50 dollari, un traguardo che, appena poche settimane fa, veniva considerato quasi irragiungibile. I problemi, alla luce di quello che abbiamo detto in precedenza potrebbero però iniziare proprio adesso.

Chi fa trading sul petrolio attraverso i Cfd, dovrebbe, per tutelarsi, guardare sempre alle indicazioni che arrivano dallo shale oil perchè la dura legge dello storico potrebbe imporsi anche adesso. 

In un solo colpo i dati sullo shale oil potrebbero cancellare di botto l'effetto positivo che una serie di fattori ha avuto sull'andamento del prezzo del petrolio negli ultimi tempi.

Se la quotazione del petrolio è tornata a salire, infatti, lo si deve ad una serie di elementi bem distinti. Da un lato, infatti, ci sono stati i cali alla produzione e la riduzione della spesa Usa sull'esplorazione mentre dall'altro, a determinare l'aumento della quotazioen del petrolio, sono stati i dati sulle americane e le rassicurazioni di Nigeria e Arabia Saudita. I segnali di distensione arrivati da quelli che sono due tra i più grandi paesi produttori al mondo sono stati ritenuti credibili dal mercato. Ma cosa hanno dichiarato sauditi e nigeriani di così importante da conquistare il mercato?

I primi, nel corso del vertice Opec (aperto anche ai paesi non Opec) che si è tenuto lunedì a San Pietroburgo, hanno ribadito la loro decisione di ridurre l'export nel mese di agosto. I secondi, invece, da sempre poco avvezzi a rispettare le regole, hanno promesso di bloccare la loro produzione di petrolio a 1,8 milioni di barili al giorno. Se i nigeriani rispetteranno la parola è tutto da vedere ma il mercato, evidentemente, sembra credere alle promesse e quindi il prezzo del petrolio centra un aumento che non sembrava essere alla portata fino a poche settimane fa. 

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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