Gli USA non possono rinunciare al petrolio offshore

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Dalla Newsletter di Borsainside del 21.06.2010:

La marea nera nel Golfo del Messico ha scatenato l'ira dell'opinione pubblica negli USA. I timori legati alle conseguenze della catastrofe non assillano solo gli ecologisti. Le dimensioni di quello che è probabilmente il più grave disastro ambientale della storia sono al momento incalcolabili. BP (GB0007980591) ha acconsentito la scorsa settimana alla richiesta del Governo statunitense di istituire un fondo da $20 miliardi per il risarcimento dei danni causati dalla marea nera. Il Presidente degli USA Barack Obama ha però sottolineato che la somma del fondo non rappresenta un tetto agli indennizzi. Gli investitori che non vogliono correre rischi dovrebbero quindi non solo evitare BP ma anche i titoli delle altre compagnie direttamente attive nel pozzo da cui sta ancora fuoriuscendo greggio: Anadarko (US0325111070), Mitsui & Co. (JP3893600001) e Transocean (KYG900781090).
La catastrofe nel Golfo del Messico ha fortemente penalizzato in borsa tutto il settore dei servizi per l'industria petrolifera. Barack Obama ha imposto negli USA una moratoria di sei mesi per le trivellazioni in aree di alta profondita'. Anche la Norvegia ha reagito e ha bloccato le perforazioni in nuovi siti offshore. In futuro sono probabili in una buona parte del globo delle regole più restrittive per le perforazioni sottomarine. Anche i costi per assicurare le attività offshore dovrebbero salire notevolmente. Nonostante ciò le perdite di alcuni titoli sembrano essere state eccessive, le attuali quotazioni potrebbero rappresentare delle occasioni d'acquisto per il lungo termine. Gli USA sono infatti uno dei Paesi che dipende maggiormente dal petrolio come fonte di energia. Nel Golfo del Messico viene prodotto un terzo del greggio statunitense. Altre fonti come le sabbie bituminose del Canada oppure le energie alternative non potranno mai sostituire completamente il petrolio del Golfo del Messico. Un aumento delle importazioni è sgradito visto che gli USA non vogliono diventare ancora più dipendenti dal Medio Oriente. Sembra quindi inevitabile che le trivellazioni ad alta profondità giocheranno in futuro un ruolo molto importante. La quota della loro produzione a livello mondiale è ancora bassa e dovrebbe salire nel 2012 al 12% quando il Brasile inizierà a sfruttare i suoi giacimenti in acque profonde.
Nel settore ci sembrano essere interessanti soprattutto Ensco (US29358Q1094), Noble Corp. (KYG654221004) e Seadrill (BMG7945E1057).
Ensco ha rafforzato negli ultimi anni continuamente le sue attività internazionali e genera solo un terzo del suo giro d'affari nel Golfo del Messico. La situazione patrimoniale della compagnia è robusta. Ensco ha al momento nelle sue casse al netto più di $1 miliardo, il suo titolo quota con un p/u per il 2011 pari a 9.
Noble Corp. è la terza maggiore compagnia al mondo del segmento delle trivellazioni offshore. Due sue navi di perforazione nel Golfo del Messico sono direttamente colpite dalla moratoria di sei mesi imposta da Obama. Noble ha però una forte presenza internazionale e dovrebbe riuscire a compensare in parte gli effetti negativi della marea nera con un aumento dei suoi prezzi. Dalla fine di aprile il titolo ha perso circa il 30% del suo valore e presenta ora un p/u per il 2011 pari a 7.
Seadrill ha una delle flotte più moderne del settore ed ha stretto dei contratti di lungo termine con i maggiori produttori di petrolio a livello mondiale, tra cui Exxon Mobil (US30231G1022) e Petroleo Brasileiro (BRPETRACNPR6). La compagnia versa gran parte dei suoi utili ai suoi azionisti. Dopo le sue recenti perdite Seadrill presenta un rendimento da dividendo superiore all'8%, il suo p/u per il 2011 è pari a 6,5.
Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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