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10 Titoli per il 2007 - Prima Parte

02.01.2007

Il clima sui mercati azionari è al momento molto positivo e nel breve termine il rally dei listini sembra dover continuare. Dopo i forti guadagni degli scorsi anni i rischi di una correzione nel corso del 2007 sono però alti. Tra un anno la situazione potrebbe essere completamente diversa a quella che abbiamo oggi. Per questo motivo nella scelta dei nostri dieci titoli per il 2007 abbiamo pensato piuttosto in maniera "difensiva". Abbiamo evitato tra l'altro quei mercati, come la Cina e l'India, che dopo l'eccezionale performance del 2006 sono a maggiore rischio di correzione. Tra i nostri dieci titoli non si trova anche alcun titolo minerario. Tra i nostri top picks si trovano invece molti titoli di imprese che potrebbero divenire quest'anno un obiettivo di takeover. A nostro avviso il processo di consolidamento in molti settori dovrebbe continuare. BME, Dexia e Clariant rappresentano nei rispettivi comparti sicuramente delle potenziali prede.

Adidas (DE0005003404)
Adidas rappresenta a nostro avviso un interessante investimento a carattere difensivo per i prossimi dodici mesi, i suoi rischi sembrano limitati agli attuali livelli. Ad inizio dello scorso novembre la seconda impresa al mondo dell'abbigliamento sportivo ha ridotto le stime sulla crescita dei suoi utili per il 2007. Adidas ha spiegato il warning con il fatto che i costi per il riposizionamento strategico della controllata Reebok saranno maggiori del previsto. In seguito alla notizia il titolo è crollato di circa il 10%. Da allora il mercato è diventato molto prudente su Adidas. Gli investitori temono che Reebok possa rivelarsi una specie di palla al piede per l'impresa tedesca. A nostro avviso l'attuale pessimismo riguardo Adidas è esagerato e le recenti perdite del titolo hanno creato un'occasione d'acquisto per il lungo termine. La valutazione di Adidas in borsa è al momento chiaramente più bassa di quella delle grandi concorrenti Nike e Puma. Nel lungo termine grazie a Reebok Adidas dovrebbe rendere più difficile la vita a Nike sull'importante mercato statunitense. Come le altre imprese del settore Adidas dovrebbe inoltre continuare a beneficiare della crescente domanda nei paesi emergenti. Al più tardi alla fine di quest'anno gli investitori dovrebbero iniziare a pensare agli importanti e lucrosi eventi sportivi del 2008: gli Europei di Calcio in Svizzera ed in Austria e le Olimpiadi di Pechino. Soprattutto quest'ultimo evento dovrebbe rappresentare un catalizzatore per gli affari ed il titolo di Adidas. Proprio l'impresa tedesca è infatti lo sponsor ufficiale della squadra cinese. Adidas è intanto, attualmente, uno dei principali beneficiari della debolezza del dollaro rispetto all'euro. Adidas calcola infatti quasi tutti i suoi costi di produzione in dollari ma fattura gran parte delle sue vendite in euro. La crescita degli utili di Adidas nel 2006 potrebbe superare perciò le previsioni della comunità finanziaria. Se la debolezza del dollaro dovesse persistere le stime per il 2007 potrebbero inoltre risultare essere troppo prudenti.
Ultimo prezzo di chiusura nel 2006: â‚¬37,73
Stop-loss consigliato: €32,20


Amgen (US0311621009)
Amgen è la prima impresa biotecnologica al mondo. Pioniera del settore (Amgen è stata fondata nel 1980 sotto il nome di Applied Molecular Genetics Inc.) l'impresa californiana si è affermata come leader di mercato grazie ai "blockbusters" Epogen e Neupogen ("blockbusters" sono nel gergo del biotech quei prodotti che nella loro classe di farmaci hanno un monopolio). Epogen, che viene utilizzato per trattare l'anemia soprattutto nel caso dei pazienti che si sottopongono a dialisi, è oggi una delle medicine più prescritte dai medici negli USA. Il farmaco è diventato purtroppo famoso sotto il nome di "Epo" anche come doping nello sport: gli atleti ne possono fare abuso infatti utilizzandolo per ricostruire il patrimonio sanguigno esaurito dall'allenamento intenso o dalle gare. Aranesp è la nuova e più efficace versione di Epogen. Grazie ai due farmaci Amgen ha una specie di monopolio mondiale nel campo degli antianemici. Epogen ed Aranesp dovrebbero aver generato insieme lo scorso anno un giro d'affari di circa $6,5 miliardi. Neupogen riesce a stimolare la produzione dei globuli bianchi (leucociti). Dato che i globuli bianchi sono importanti per la reazione immunitaria dell'organismo Neupogen ha la facoltà di ridurre i pericoli di infezione. Neupogen viene utilizzato soprattutto per rafforzare le difese immunitarie dei malati di cancro che si sottopongono a chemioterapia. Neupogen e la sua nuova versione, Neulasta, dovrebbero aver registrato insieme nel 2006 rcavi di circa $4 miliardi. Amgen dispone di un'interessante pipeline di prodotti in via di sviluppo. Da citare è soprattutto Panitumumab, un farmaco anticancro sviluppato da Abgenix, impresa acquisita da Amgen lo scorso anno. Il prodotto dovrebbe entrare in commercio nei prossimi mesi negli Stati Uniti e potrebbe generare un giorno un volume d'affari di più di $2 miliardi all'anno. Anche Amgen, che è poco volatile per essere un titolo biotech, rappresenta a nostro avviso un solido investimento a carattere difensivo. Sul titolo hanno pesato nel 2006 i timori legati ad un possibile cambiamento dei tassi di rimborso per i costi dell'Epogen da parte dell'assistenza sanitaria statunitense. A nostro avviso questi timori sono esagerati e dovrebbero essere in gran parte scontati nella valutazione di Amgen. In base alle stime medie degli analisti il p/u di Amgen per il 2007 è al momento pari a 16, un multiplo moderato per un colosso della biotecnologia con un forte potenziale di crescita. Amgen ha annunciato infine a metà dicembre un aumento del volume del suo piano di buyback di $5 miliardi, un altro fattore positivo che dovrebbe sostenere il titolo durante i prossimi mesi.
Ultimo prezzo di chiusura nel 2006: $68,31
Stop-loss consigliato: €59,60

BME (ES0115056139)
BME è l'abbreviazione di Bolsas y Mercados Españoles, l'holding che raggruppa tutte le principali borse spagnole. Il settore dei mercati finanziari è stato anche nel 2006 uno dei migliori in assoluto. I titoli delle grandi borse internazionali hanno continuato a beneficiare delle attività di M&A (Mergers and Acquisitions) nel comparto. Ad inizio dello scorso giugno Euronext ed il NYSE hanno annunciato di aver raggiunto un accordo di fusione. L'intesa è stata approvata due settimane fa a larga maggioranza dagli azionisti delle due imprese. Il Nasdaq ha lanciato lo scorso 12 dicembre un'offerta ostile sul London Stock Exchange, la Borsa di Londra. A nostro avviso è molto probabile che anche Bolsas y Mercados Españoles prenda parte al processo di consolidamento delle borse internazionali. Bolsas y Mercados Españoles rappresenta un obiettivo molto appetibile in virtù del boom dell'economia spagnola e della sua forte presenza sui promettenti mercati finanziari dell'America Latina. già la scorsa primavera Deutsche Börse ha invitato Bolsas y Mercados Españoles a studiare una loro possibile fusione. Secondo quanto ha comunicato la holding spagnola prima della sua IPO dello scorso 14 luglio si sarebbe trattato esclusivamente di un'iniziativa unilaterale di Deutsche Börse. Bolsas y Mercados Españoles ha indicato a proposito di voler continuare a restare un'entità indipendente. Nonostante Bolsas y Mercados Españoles abbia ribadito durante gli scorsi mesi questa sua posizione e smentito più volte le diverse voci di fusione sembra difficile che possa riuscire a sottrarsi al carosello delle fusioni tra le grandi borse internazionali. Il più probabile partner di Bolsas y Mercados Españoles continua ad essere Deutsche Börse. Quest'ultima si trova sicuramente sotto pressione. Dopo aver fallito due volte nel suo attacco alla Borsa di Londra e dopo che Euronext ha preferito una fusione con il NYSE Deutsche Börse rischia di trovarsi isolata e di perdere terreno nei confronti delle concorrenti. Il NYSE è già senza Euronext di gran lunga la più grande borsa del mondo. Il volume dei suoi scambi annuali è tre volte maggiore a quello della Borsa di Londra, il principale mercato finanziario europeo. Malgrado le ripetute smentite Bolsas y Mercados Españoles e Deutsche Börse collaborano intanto già strettamente. Antonio Zoido, numero uno di Bolsas y Mercados Españoles, siede nel Consiglio di Sorveglianza di Clearstream, leader nei servizi di gestione e custodia di azioni e prestiti, controllato da Deutsche Börse. Bolsas y Mercados Españoles e Deutsche Börse gestiscono inoltre insieme il portale di finanza Infobolsa. Sembra quindi probabile che la speculazione sostenga nel 2007 il titolo di Bolsas y Mercados Españoles. Le prospettive di Bolsas y Mercados Españoles sono altrimenti molto positive. L'economia spagnola si trova in pieno boom. Questa circostanza ha messo le ali nel 2006 alla Borsa di Madrid. Il volume degli scambi sulla principale piazza finanziaria della Spagna ha superato per la prima volta in un anno la soglia di €1 bilione e l'indice IBEX ha raggiunto dei nuovi record storici. Bolsas y Mercados Españoles gestisce con successo da sette anni la piattaforma Latibex dedicata all'America Latina, una regione in forte crescita. In virtù dell'ottimo andamento dei suoi affari Bolsas y Mercados Españoles ha annunciato lo scorso 21 dicembre un aumento del dividendo ad interim del 105% rispetto al 2005. Nel 2007 Bolsas y Mercados Españoles potrebbe aumentare a nostro avviso ulteriormente i versamenti a favore dei suoi azionisti.
Ultimo prezzo di chiusura nel 2006: â‚¬31,33
Stop-loss consigliato: €27,60

Clariant (CH0012142631)
Clariant è tra i leader a livello mondiale nel settore della chimica specializzata. L'impresa svizzera si suddivide in cinque divisioni: tessile, sostanze chimiche per la pelle e la carta, pigmenti e additivi, masterbatch, sostanze chimiche funzionali per la biologia e l’elettronica. Dopo un deludente secondo trimestre ed un profit warning per l'intero esercizio 2006 la crescita operativa ed i margini di Clariant hanno registrato nel terzo trimestre una ripresa. Lo scorso 14 novembre Clariant ha annunciato inoltre un'importante piano di ristrutturazione volto a creare valore ed a ridurre i costi. Il programma, che richiederà investimenti per CHF 500 milioni, prevede la chiusura del 10% dei siti produttivi, prevalentemente in Europa, il taglio di circa 2.200 posti di lavoro ed il ridimensionamento del portafoglio prodotti di almeno il 25% entro il 2009. Grazie alle misure di riassetto il ROI (Return on investment, l'indice di redditività del capitale investito) di Clariant dovrebbe superare nel 2009 notevolmente quello delle concorrenti. Clariant intende concentrare in futuro il focus sui mercati emergenti dell'Asia e le sue energie nelle attività core dei colori e pigmenti e dei trattamenti superficiali. Se i provvedimenti annunciati da Clariant dovessero iniziare a mostrare degli effetti positivi il titolo potrebbe essere riscoperto dagli investitori già nel 2007. Intanto Clariant dovrebbe aver beneficiato nel quarto trimestre 2006 del calo dei prezzi delle materie prime. La domanda in Europa sembra essere inoltre nel settore in ulteriore ripresa. Questa circostanza potrebbe permettere a Clariant di aumentare i prezzi dei suoi prodotti. Borsainside ha scelto Clariant anche a causa del suo appeal speculativo.
La febbre da M&A (Merger & Acquisition) non ha ancora toccato il settore della chimica. Il 2007 potrebbe essere l'anno buono per una grande fusione nel comparto. Clariant rappresenta sicuramente uno dei più probabili obiettivi di takeover nel settore. Durante gli scorsi mesi i rumors hanno già parlato più volte di una possibile offerta per Clariant e di una sua eventuale fusione con la concorrente svizzera Ciba.
Ultimo prezzo di chiusura nel 2006: CHF 18,25
Stop-loss consigliato: CHF 14,90

Dexia (BE0003796134)
Anche nel 2006 è continuato il processo di consolidamento del settore bancario europeo. BNP-Paribas ha rilevato BNL e la fusione tra Sanpaolo-IMI e Banca Intesa ha dato vita alla maggiore banca italiana. Le voci su ulteriori aggregazioni sono ormai all'ordine del giorno. Nel 2006 al centro della speculazione ci sono stati in particolare Capitalia, Alliance & Leicester, Banco Santander, Banco Bilbao e Société Générale. Negli ultimi tempi si è molto parlato inoltre di una possibile offerta per ABN Amro e per Barclays da parte di un gigante finanziario americano. Su Dexia, invece, considerata da anni uno dei principali obiettivi di takeover nel settore bancario europeo, è calato invece nel 2006 il silenzio. Proprio per questo motivo il titolo della banca franco-belga ci appare interessante. Dexia potrebbe venir coinvolta nel carosello delle fusioni tra le grandi banche europee quando il mercato meno se lo aspetta. Dexia ha detto in passato già due volte no ad una fusione con una grande concorrente. Nel novembre del 2004 i grandi azionisti belgi di Dexia si sono opposti ad un'unione con Sanpaolo-IMI. Nel settembre del 2005 il board di Dexia ha respinto una proposta di fusione avanzata da Fortis. Anche se Dexia non dovesse venire lei stessa acquisita una possibile grande fusione nel settore bancario francese o del Benelux dovrebbe spingere il suo titolo. Dopo la debole performance del 2006 Dexia quota inoltre al momento a sconto rispetto ai titoli delle concorrenti, i suoi rischi sembrano limitati agli attuali livelli anche in virtù di un rendimento da dividendo di circa il 4%. Dexia ha rafforzato lo scorso anno la sua presenza internazionale attraverso l'acquisizione della turca DenizBank. Nonostante alcuni analisti abbiano criticato l'operazione perchè troppo cara Dexia dovrebbe beneficiare nel lungo termine della forte crescita del mercato finanziario turco. Nel 2007 i margini di Dexia potrebbero infine registrare un miglioramento.
Ultimo prezzo di chiusura nel 2006: â‚¬20,75
Stop-loss consigliato: €17,40

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Gaetano Gulinelli (Berlino) e Redazione (Francoforte)  21.00