Crisi del Golfo, quali conseguenze sui mercati asiatici

La crisi del Golfo (che sarebbe più opportuno chiamare la “nuova” crisi del Golfo) sta preoccupando i mercati finanziari mondiali e, in particolar modo, quelli asiatici. Ma a torto o a ragione?

Per saperne di più, cominciamo con il rammentare che in Medio Oriente sono attualmente custodite quasi un terzo delle riserve mondiali di petrolio e che il Qatar – il grande “incriminato” nell’acuirsi delle tensioni internazionali della macroarea – gestisce in collaborazione con l’Iran il South Pars, il giacimento di riferimento nelle acque del Golfo Persico, in grado di interessare oltre 14 miliardi di barili di petrolio. In aggiunta a ciò, si stima che il Qatar possa conservare presso di se importanti quantità di gas naturale, per una quota che dovrebbe oscillare intorno all’8% delle riserve mondiali, e circa 18 miliardi di barili di gas condensato. Tutto ciò fa del Qatar il primo fornitore di Gas naturale liquefatto a livello mondiale, con riflessi principali sui mercati asiatici.

Insomma, in fin dei conti sono sufficienti i pochi spunti di cui sopra per rendersi conto di quanto possa essere potenzialmente impattante la crisi delle relazioni mediorientali sui mercati asiatici.

Tuttavia, guai a saltare a conclusioni frettolose. Se infatti è pur vero che il Qatar, con le sue tensioni relazionali con i Paesi vicini, sta contribuendo a generare qualche pressione al rialzo sui prezzi del petrolio, è anche vero che una compensazione è stata ancora una volta esercitata dallo shale oil americano (e non solo). A questo punto, bisognerà comprendere se reggerà l’accordo Opec sul prolungamento dei tagli alla produzione produrrà gli effetti sperati e se, ancora prima, verrà o meno rispettato.

Un po’ diversa è la situazione sul mercato del gas. Come anticipato qualche riga fa, infatti, il Qatar è il primo fornitore di gas naturale liquefatto, e Paesi che hanno rivisto le relazioni co nDoha, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, dipendono sostanzialmente dalle esportazioni del gas del Qatar. Certo, le rotte alternative non mancano, ma riformularle potrebbe non essere così semplice o così immediato…

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