I bond ad alto rendimento si trovano ancora

Un laptop mostra un grafico

Nel settore dell’alto rendimento le opportunità si trovano ancora: quelle offerte, tra gli altri paesi, dal Portogallo, dal Cile e dal Brasile, danno agli investitori la possibilità di beneficiare da un apprezzamento del capitale, conseguente al rallentamento dell’attività economica e quindi al ridimensionamento delle aspettative per l’inflazione, spiegano a Brandywine Global, la sussidiaria Legg Mason.
Jack McIntyre, co-gestore dei fondi Legg Mason Brandywine Global Fixed Income, che raccoglie 1,6 miliardi di dollari e Global Opportunistic Fixed Income , con una raccolta di 216 milioni di dollari spiega che “andando alla ricerca di obbligazioni a 10 anni nei vari paesi, vediamo che, nel mondo, sono diversi i mercati che presentano attualmente una interessante offerta di rendimenti relativamente alti, e tra questi ci sono il Portogallo, il Cile e il Brasile. Con il tempo, questi alti rendimenti avranno un effetto negativo sull’attività economica generale e abbasseranno conseguentemente le aspettative inflattive. Questo, a sua volta, premerà sui rendimenti nominali e farà salire i prezzi”.
Brandywine Global sta invece evitando i mercati con rendimenti reali molto bassi o negativi, perché i bassi costi del credito in ultima analisi finiranno probabilmente per stimolare l’attività economica. “Vogliamo trarre vantaggi da quei paesi nei quali prevediamo un rallentamento per capitalizzare sul rialzo del prezzo”, spiega McIntyre.
In termini di portafoglio, ciò si traduce in una posizione sottopesata a livello internazionale nei mercati più garantiti nei quali i rendimenti sono bassi o negativi rispetto all’inflazione. Nel 2012, tuttavia, Brandywine Global ha acquistato grandi quantità di obbligazioni sovrane della periferia dell’eurozona quando i rendimenti sono balzati l’estate scorsa. “I commenti di Mario Draghi sulla volontà della Banca Centrale Europea di fare ‘tutto ciò che si renderà necessario’ per salvare l’euro ha rappresentato un punto di svolta”, aggiunge McIntyre. “Dal nostro punto di vista che prende sempre in considerazione il rischio prezzo e il rischio legato alle informazioni, il rialzo dei rendimenti in quei paesi periferici dell’eurozona si è presentato come molto interessante”.
Quanto alle altre regioni, i fondi non hanno un’esposizione al Giappone perché il team individua uno scarso valore nelle obbligazioni giapponesi JGB e nello yen, ma detengono posizioni importanti nei bond semisovrani australiani emessi dalla Queensland Treasury Corporation e dallo Stato australiano del New South Wales.
Nel frattempo, il team ha deciso anche di ridurre l’esposizione alle valute dell’Asia Pacifica e di spostare quegli investimenti sull’America Latina in base a una considerazione di livello delle valutazioni.
“Deteniamo ancora una significativa esposizione al dollaro USA, che tende a registrare una buona performance in contesti dove l’appetito per il rischio è basso”, dice McIntyre. “Ci sono ancora delle mine vaganti in giro, come la tensione in aumento tra Cina e Giappone o altri problemi in arrivo nell’eurozona”.
Nonostante la recente correzione nei mercati obbligazionari, Brandywine non prevede un periodo ribassista particolarmente forte per il settore del reddito fisso, dato che molte questioni economiche restano irrisolte. “Arrivati a questo punto, siamo convinti che l’alleggerimento quantitativo resterà la forza dominante”, dice McIntyre. ”E dal momento che la politica monetaria ha come obiettivo la crescita, vogliamo essere posizionati in valute cicliche orientate alla crescita per cogliere un premio sui rendimenti laddove possibile”.
La prospettiva macroeconomica, spinge il gestore a prevedere che la politica della Federal Reserve si porrà come obiettivo aumentare la ricchezza netta per mezzo di una inflazione generata dal rialzo dei prezzi degli asset azionari e degli immobili, mentre il peggio della crisi dell’eurozona sembra superato. “Stiamo assistendo a scaramucce sul fronte valutario perché nel mondo sviluppato c’è troppo debito e non sostenuto da una recente crescita”, aggiunge McIntyre. “Parte del problema è che i paesi non vogliono in questo momento avere delle valute forti. Sono tutti alla ricerca di meccanismi per riuscire a registrare una crescita nominale. Una valuta debole è un buon mezzo per raggiungerla”.

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