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Cosa accadrà ora sui mercati azionari emergenti?

Investec Asset Management crede che l'asset class azionaria dei mercati emergenti sia poco costosa.

I mercati emergenti sono stati interessati da un’energica impennata a marzo, il primo mese di sovraperformance significativa rispetto ai mercati sviluppati dal dicembre 2012, con l’indice MSCI Emerging Markets NDR in rialzo del 3,1% rispetto all’MSCI ACWI NDR Index salito solo dello 0,4% nel corso del mese. Ciò è dipeso dal rimbalzo dei mercati a valuta locale e quindi da una ripresa delle valute relative, finora deboli.




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In particolare, i mercati cosiddetti “fragili cinque” (Brasile, India, Indonesia, Turchia e Sudafrica – Paesi afflitti da deficit delle partite correnti, con una forte dipendenza dai finanziamenti esteri e per questo ritenuti più esposti al tapering statunitense) hanno registrato a marzo un’ottima performance, compresa tra il +5,5% e il +16,8%. Vale la pena sottolineare che prima del rally di marzo, quattro di questi cinque Paesi riportavano un andamento negativo sull’anno mentre ora si attestano tutti in territorio positivo, sovraperformando gli indici dei mercati emergenti. In termini assoluti, tutte le regioni hanno registrato rendimenti positivi nel mese. L’America Latina e l’Africa hanno guidato il rally dei mercati emergenti, rispettivamente in rialzo dell’8,8% e del 6,3%. Tra i Paesi sudamericani, il Brasile si è distinto per la performance migliore, schizzando al +11%. All’estremo opposto, fanalini di coda in termini relativi, l’Asia, con un aumento dell’1,4% (nonostante il -1,7% della Cina, la performance peggiore dopo la Russia) e l’Europa dell’Est in rialzo dello 0,8%. La Russia, nonostante il rimbalzo di fine mese, ha chiuso con un -2,5%.

L’inversione dei movimenti intra-market ha rappresentato l’aspetto più interessante della vigorosa rimonta dei mercati emergenti nel mese di marzo. Tra i top-performer si segnalano infatti i finora poco appetibili titoli finanziari turchi (21,7%), i titoli energetici indiani (18,8%) e quelli brasiliani (17,7%); mentre il settore IT indiano (-7,5%) e quello cinese (-10,4), gli ex prediletti del mercato, sono rimasti in fondo ai listini. In altre parole, i poco amati titoli “value” hanno riportato un netto rally, mentre i cosiddetti “GULP” (growth at unlimited price) sono stati penalizzati dalla presa di profitto.

Sarà interessante vedere se il trend persisterà e di certo monitoreremo con attenzione ulteriori sviluppi in tal senso. In genere, per funzionare, i titoli value hanno bisogno che si verifichi una ripresa dei mercati e dell’attività economica. Non è da escludere che il rally di marzo presagisca un’evoluzione di questo tipo. Oppure, al contrario, potrebbe non essere nulla di tutto ciò. Marzo è stato il mese migliore per i titoli value nel nostro processo d’investimento (come li definiamo) dal gennaio 2013.

Fondamentalmente, la stagione dei risultati del quarto trimestre 2013 si è ora per la maggior parte conclusa, con la pubblicazione dei risultati di oltre l’80% delle società per capitalizzazione di mercato. Il 56% di esse ha riportato dati superiori o in linea con le previsioni, mentre il 44% ha disatteso le aspettative. Il contesto resta difficile ma lungi dal catastrofico.

L’asset class azionaria dei mercati emergenti è, a nostro avviso, poco costosa. Ciò di cui ha bisogno sono buone notizie. Forse il rally di marzo dei cinque Paesi “fragili” indica che il mercato sta iniziando a notare qualche segnale di cambiamento in positivo, quale ad esempio la correzione dell’attività e la riduzione degli squilibri economici in Indonesia, il supporto dell’elettorato all’attuale governo turco (che, nonostante le sue pecche, ha portato 10 anni di crescita economica) e la prospettiva di un eventuale cambio di governo in India. Se questi sviluppi positivi si verificheranno, è probabile si manifesti un turbinio di nuove idee per il portafoglio – cosa davvero interessante per un investitore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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