Brexit, quali conseguenze per il Regno Unito?

Brexit, quali conseguenze per il Regno Unito?
Si avvicina il referendum sulla Brexit. © Shutterstock

Un'uscita del Regno Unito dall'UE sarebbe probabilmente un disastro per l'economia britannica.

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Che valore date all’integrazione culturale? Sembra alquanto anacronistico, ma le giovani generazioni nel Regno Unito sembrano apprezzare questo valore più dei loro predecessori, e per questo vogliono restare nell’Unione Europea. Certamente, l’incertezza sul referendum ha già fatto indebolire l’economia del paese. Nessuno può esimersi dal formulare un’idea del futuro alla luce di tale incertezza.

Numerosi fatti dimostrano che l’economia britannica ha tratto vantaggio dall’ingresso nel mercato europeo. Un mercato costituito da oltre 500 milioni di persone rappresenta un enorme valore per l’industria britannica. Abbiamo discusso in merito al referendum con molte delle società europee (e britanniche) con cui investiamo e finora non ne abbiamo trovata una che crede che sarebbe meglio per il Regno Unito uscire dall’UE.

Dunque, che impatto potrebbero avere sull’economia britannica alcune questioni chiave che emergono dalle discussioni sul referendum?

L’immigrazione:

La maggior parte degli immigrati nell’Unione Europea è giovane, in salute e motivata, e paga le tasse. L’immigrazione potrebbe determinare qualche difficoltà nelle scuole e nei reparti maternità, ma è un investimento nel futuro del paese e andrebbe incoraggiata se l’intenzione è di rafforzare l’economia.

Le imprese:

Molte banche svizzere e statunitensi hanno sede nel Regno Unito poiché in questo modo ottengono il “passaporto” per i servizi finanziari (e i mercati) in Europa. Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, recentemente ha dichiarato che, se il Regno Unito lascerà l‘Unione Europea, la sua società potrebbe “non avere altra scelta se non di rivedere il suo modello di business nella regione”, con conseguenze per migliaia di posti di lavoro in tutto il paese. Non era una minaccia, ma un dato di fatto.

Non c’è certezza sul tipo di accesso che potrebbe avere il Regno Unito sui mercati europei dopo la Brexit. Non molto tempo fa gli agricoltori francesi bruciarono la carne di agnello importata dal Regno Unito: che cooperazione potremmo aspettarci se il paese decidesse di lasciare l’Unione. É assurdo aspettarsi che paesi come la Germania offrano condizioni di scambio più favorevoli rispetto a oggi.

Nessuno sa quali potrebbero essere le effettive implicazioni della Brexit, quanto tempo ci vorrà o se abbiamo abbastanza specialisti per rinegoziare i trattati in vigore. Se lasciamo l’Unione, probabilmente ci sarà una fase di recessione, un fattore che non preoccupa i pensionati, i ricchi... o gli anarchici.

La politica:

La maggior parte delle regole e delle norme proposte dall’UE sono assolutamente logiche, dalla proibizione del lavoro minorile ai limiti all’inquinamento. Anche se il Regno Unito voterà per lasciare l’Europa, queste regole continueranno ad essere applicate.

I problemi sollevati dal paese sul modo in cui funziona (o non funziona) l’Europa sono ampiamente condivisi in tutta la regione, in Danimarca, Germania, nei Paesi bassi, in Italia e Spagna, e in particolare in Irlanda. Il referendum è stato come una sonora sveglia per tutto il mondo e il processo di riforme che è iniziato continuerà anche dopo il voto. È necessario. E il Regno Unito può offrire un valido contributo in tale dibattito. Anziché demolire l’intero edificio, perché non ci rimbocchiamo le maniche e diamo il nostro aiuto per migliorarlo?

La valuta:

L’euro è stato veramente un flop? La questione è controversa, ma ci sono numerose prove che, nonostante i limiti evidenti, la creazione dell’euro ha portato disciplina tra i membri dell’Eurozona. Ha costretto l’Irlanda alle riforme (e oggi è nuovamente una delle economie europee più solide), sta spingendo la Spagna alle riforme, e anche l’Italia con Renzi sta facendo qualche progresso.

Non avendo adottato l’euro, il Regno Unito ha evitato di dover affrontare queste riforme, ma prima o poi sarà necessario farlo. In base ai dati, le economie di questi paesi nell’Eurozona stanno migliorando, e dire che l’UE ha la crescita più debole su scala globale non è corretto. Certo, la situazione non è rosea, ma la crescita è in ripresa e la disoccupazione in calo. Tutte le economie mondiali si sono trasformate in regioni a bassa crescita a seguito delle dinamiche demografiche e della saturazione. Lo stress collegato alla crescita bassa sta causando incertezza sul fronte politico in ogni paese del mondo; indebolendo l’economia britannica ed europea si accentuerebbe il problema.

Forse fa eccezione la Grecia, ma per parafrasare un ex membro del governo britannico con cui ho pranzato recentemente, la Grecia non avrebbe neppure dovuto entrare nell’area Euro, ma ora vi fa parte perché è grazie all’euro che è sopravvissuta. Altrimenti sarebbe già sprofondata nel Mar Egeo!

Concludendo, c’è motivo di credere che sarebbe un disastro per l’economia britannica se il paese decidesse di lasciare l’UE. A mio giudizio, il voto è nelle mani delle generazioni più giovani di questo paese, il cui futuro potrebbe essere messo a repentaglio dagli elettori più anziani che hanno meno da perdere.

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Tim Stevenson, Director of European Equities in Henderson Global Investors ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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