Metalli: Il rame chiude in leggero ribasso, continua il rally dello stagno

Il prezzo del rame ha chiuso oggi a Londra in leggero ribasso. Il future a tre mesi ha perso al LME (London Metal Exchange) lo 0,2% a $4.671 per tonnellata.

La crescita dell’economia della Cina, il maggiore consumatore mondiale di rame, si è stabilizzata nel terzo trimestre al 6,7%. Il dato ha corrisposto alle stime degli economisti. Tuttavia la produzione industriale cinese ha a sorpresa rallentato a settembre a +6,1%, dal +6,3% di agosto. Gli esperti avevano atteso un’accelerazione a +6,4%.

Il Ministero dell’Industria e dell’Informatica della Cina ha pubblicato inoltre oggi il nuovo piano quinquennale di sviluppo. Dal documento è emerso che Pechino prevede che la sua domanda di metalli non-ferrosi si più che dimezzerà fino al 2020. Il solo consumo di rame è atteso crescere ad un tasso medio annuo del 3,3%, contro il +8,9% nel periodo 2011-2015.

Intanto le scorte di rame nei magazzini del LME, che la scorsa settimana erano scese ai minimi da più di un mese, sono aumentate ieri di 2.625 tonnellate. Si è trattato del terzo aumento nelle ultime quattro sedute. La notizia ha segnalato che la domanda globale per il metallo potrebbe iniziare a rallentare.

Un po’ di sostegno per il prezzo del rame è arrivato da BHP Billiton (GB0000566504). Il maggiore gruppo minerario a livello mondiale ha comunicato che rivedrà le stime sulla sua produzione del metallo dopo che un’interruzione di corrente ha fermato questo mese l’attività nel sito australiano di Olympic Dam.

Tra gli altri metalli di base è da segnalare la nuova seduta positiva dello stagno che si è apprezzato di un ulteriore 1,5% e chiuso a $19.925 per tonnellata. Il metallo, utilizzato soprattutto nell’elettronica, ha beneficiato anche oggi delle notizie relative ad un forte declino della produzione nei principali siti in Birmania, il maggiore fornitore della Cina.

Il piombo ha guadagnato oggi l’1,2% a $1.997 e lo zinco l’1% a $2.308. L’alluminio ha perso lo 0,6% a $1.631,50 e il nichel l‘1% a $10.310.

Per quanto riguarda i principali titoli minerari quotati al London Stock Exchange (LSE), Anglo American (GB00B1XZS820) ha guadagnato il 2,4%, BHP Billiton lo 0,5%, Glencore (JE00B4T3BW64) lo 0,6% e Rio Tinto (GB0007188757) lo 0,3%. Antofagasta (GB0000456144) ha perso lo 0,3%.

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