Un “nuovo euro” potrebbe salvare il sogno Europeo

Un laptop mostra un grafico

La possibile fine dell’euro, un tempo inconcepibile, è ora al centro del dibattito in corso tra gli operatori dei mercati. I politici al contrario scansano questa eventualità, nonostante gli scossoni subiti dall’Eurozona e le forti pressioni in atto sulla moneta unica.

Il giudizio delle autorità è che l’euro deve essere mantenuto – non solo per la sopravvivenza dei governi e delle istituzioni finanziarie, ma anche per conservare intatto il sogno dell’Europa unita. L’euro è importante perché rappresenta l’ideale di un unico blocco economico – un’economia abbastanza grande da competere con gli USA e i giganti emergenti dell’Asia – e per molti la sola idea che la valuta sparisca non può nemmeno essere menzionata.

Per chi opera sui mercati, però, la situazione potrebbe evolvere in due modi: o si potrà raggiungere la stabilità tramite un vigoroso intervento statale, o si verificherà un periodo di grande turbolenza e insicurezza. I mercati hanno riconosciuto apertamente la possibilità di un esito negativo per la moneta unica e lo hanno fattorizzato nel prezzo degli asset. Le autorità continuano però ad affermare che questo scenario non può verificarsi, ripresentando il classico conflitto tra governanti e capitalisti. Le recenti iniziative per ridurre le attività speculative sembrerebbero essere proprio uno strumento per allontanare lo scontro.

Tuttavia, anche se il giudizio ufficiale è che l’euro non può sparire, è auspicabile che i politici e i legislatori valutino le conseguenze di un possibile collasso della moneta unica, per essere pronti ad affrontare quello che fino a non molto tempo fa sembrava impossibile.

Se l’euro sparisse, il sistema finanziario si troverebbe ad affrontare una vera calamità. I mezzi di cambio non sarebbero più validi, fino a far diventare l’euro un pezzo di carta privo di valore. Per di più, tutti i contratti in essere su obbligazioni e derivati si troverebbero ad essere denominati in una valuta morta, che non esiste più. Se non controllato, questo collasso potrebbe distruggere i mercati finanziari europei e danneggiarne profondamente le economie, aprendo la strada ad una strage internazionale.

In primo luogo, le autorità dovrebbero creare delle nuove valute nazionali come mezzo di cambio. Per risolvere le questioni legate ai contratti esistenti nella valuta comune, ci sarà bisogno di un successore all’euro in rapporto di 1 a 1, che chiameremo “euro bis”. Ci siamo già trovati nella stessa situazione quando l’ECU è stato trasformato in euro. Questo successore sarebbe la moneta legale in tutti i Paesi europei. Ma la domanda è: chi sarà a favore di questa valuta sopranazionale?

Al momento, l’euro è sotto la responsabilità comune degli Stati membri ed è emesso con l’approvazione della Banca Centrale Europea. Per mantenere la continuità, l’“euro bis” dovrebbe basarsi selle stesse responsabilità comuni. Anche in questo caso esiste un precendente: l’Eurozona già ha avuto in passato una simile valuta comune, ovvero l’ECU, che era un paniere di monete.

In seguito, i policy maker dovrebbero determinare le caratteristiche del successore dell’euro. Un paniere basato principalmente sul marco tedesco, sarebbe una valuta forte. Questo farebbe molto piacere ai risparmiatori ma danneggerebbe chi ha preso capitali in prestito. Un paniere di monete percepite come più deboli, penalizzerebbe i risparmiatori e farebbe tirare un sospiro di sollievo ai debitori. La decisione non è semplice.

Come potrebbero poi essere giustificati i pesi delle valute sottostanti all’“euro bis”? Utilizzando il PIL e creando una moneta equivalente per valore ad un indicatore esterno come il dollaro statunitense? Oppure in base ai pesi del vecchio ECU? Qualunque metodo (o combinazione di metodi) venga scelto, per lo meno la continuità dei contratti sarà garantita ai mercati.

Le conseguenze dell’introduzione di un euro bis – in data comunicata con il dovuto anticipo – avrebbero una portata enorme. Le banche centrali potrebbero definire i propri tassi d’interesse, stampare la propria moneta e influenzare i tassi di cambio. La speranza è che possano lavorare insieme per il bene dell’Eurozona. Questa eventualità potrebbe essere un modo radicale ed efficiente per trovare una via di mezzo, riducendo il rischio di un’Apocalisse finanziaria. Questo tipo di azione preventiva allungherebbe anche la vita dell’euro e darebbe alle autorità il tempo di respirare. Se annunciata come politica d’emergenza – da implementare solo se necessario – potrebbe anche salvare la moneta unica.

Per ora, a chi crede nel sogno dell’euro tutto questo potrà suonare come un anatema, ma potrebbe anche essere che l’Europa non sia ancora pronta per la moneta unica. In questo caso, le autorità dovrebbero riconoscerIo e fermarsi – anche se temporaneamente – nel loro percorso verso l’obiettivo finale. Dopo tutto, i progressi dell’unione monetaria hanno subito delle battute d’arresto in passato, e anche i più appassionati sostenitori dell’euro dovrebbero avere un piano B se le cose vanno male. L’“euro bis” potrebbe essere una parte importante della soluzione.

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