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Fiat risponde a Consob: Moody's non peserà, ricavi 2014 +7%

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Fiat si attende per il 2014 un aumento dei ricavi del 7%. ©Kevin Tietz - Shutterstock

Su richiesta della Consob Fiat ha fornito alcune informazioni su obiettivi e riorganizzazione societaria. L'indebitamento è atteso tra 9,8 ed 10,3 miliardi.

Su richiesta della Consob Fiat (IT0001976403) ha fornito informazioni in materia di obiettivi 2014, cash flow 2014, merito di credito, accesso alle risorse finanziarie di Chrysler e riorganizzazione societaria.




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Il gruppo torinese indica in una nota che la richiesta della Consob è arrivata dopo il taglio del rating da parte di Moody's lo scorso 11 febbraio.

Fiat si attende per il 2014 un aumento dei suoi ricavi di circa il 7% a €93 miliardi. Fiat spiega che dovrebbe beneficiare soprattutto della sua presenza nell'America settentrionale "dove il mercato è atteso ancora in rialzo rispetto al 2013, se pure con un tasso di crescita più contenuto rispetto agli anni precedenti".

L'obiettivo a livello di Ebitda "è atteso in crescita, coerentemente con il target di trading profit e l'incremento degli ammortamenti".

L'obiettivo di indebitamento netto industriale per l'anno in corso è compreso tra i 9,8 ed i 10,3 miliardi. Fiat precisa che "a seguito della riduzione del rating di un notch da Ba3 a B1 con outlook stabile comunicata da Moody's Investor Services lo scorso 11 febbraio non sorge alcun obbligo di rimborso anticipato dell'indebitamento esistente, nè si è registrato alcun aumento del costo dell'indebitamento ad eccezione del marginale incremento della commitment fee su una linea di credito revolving sindacata di Fiat per 2,1 miliardi di euro, attualmente non utilizzata. Con riferimento alla raccolta futura si ritiene che la riduzione del rating in questione possa avere un impatto limitato".

Per quanto riguarda il free cash flow e il reperimento delle risorse finanziarie Fiat ritiene che prescindendo dall'operazione di riacquisto delle quote di minoranza in Chrysler, "i fabbisogni per gli investimenti previsti nel 2014 siano più che coperti dalle risorse generate dalla gestione, al lordo degli interessi". Fita aggiunge che "la liquidità di cui il gruppo dispone, la possibilità di attivare linee di credito precedentemente stipulate a fronte di investimenti industriali, particolarmente in America Latina, e la capacità del gruppo di accedere ai mercati finanziari, confermata anche dalle recenti emissioni obbligazionarie, sono di per sè più che sufficienti a sostenere i fabbisogni previsti".

Per quanto riguarda l'accesso alle risorse finanziarie di Chrysler Fiat spiega che è soggetto ad alcune limitazioni "tipiche delle operazioni di finanziamento sui mercati statunitensi". Tra le più significative c'è "un tetto alla distribuzione di dividendi pari al 50% degli utili netti accumulati a partire dal primo gennaio 2012 in aggiunta a una distribuzione una tantum di 500 milioni di dollari".
Le distribuzioni sono inoltre soggette alla condizione che la liquidità di Chrysler ecceda una soglia minima di 3 miliardi di dollari (a fine 2013 la liquidità ammontava a 14,7 miliardi di dollari) che il gruppo non ritiene avrà impatto sulla capacità di Chrysler di effettuare distribuzioni.
Sono invece esclusi da limitazioni i finanziamenti intercompany di Chrysler, "fatta salva la soggezione alla disciplina contrattuale relativa alle operazioni con parti correlate".

Per quanto riguarda l'operazione di riorganizzazione societaria Fiat ribadisce di attendersi che sarà completata entro la fine del 2014.
Fiat prevede che la residenza ai fini fiscali nel Regno Unito non comporti effetti significativi sul suo carico fiscale. Le società industriali del gruppo, incluse quelle che hanno sede in Italia, continueranno a essere soggette ad imposizione fiscale nei vari Paesi in cui operano.
Fiat spiega che "il reddito tassabile della società holding riveste scarsissima importanza rispetto alla posizione fiscale dell'intero gruppo in ragione della natura delle attività della holding".

Per quanto riguarda l'imposizione per gli azionisti, Fiat indica che "i dividendi distribuiti dalle società fiscalmente residenti nel Regno Unito non sono normalmente assoggettati a ritenuta d'imposta".

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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