Italiani torchiati dal fisco, lavorano fino a giugno per pagare le tasse

Su ogni famiglia italiana grava un carico fiscale medio annuo di quasi 15.330 euro. Lo denuncia la CGIA di Mestre.

L’Ufficio studi dell’associazione degli artigiani stima che tra l’Irpef e le relative addizionali locali, le ritenute, le accise, il bollo auto, il canone Rai, la tassa sui rifiuti, i contributi a carico del lavoratore etc., ogni nucleo famigliare versa all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali mediamente 1.277 euro al mese: un importo che, praticamente, corrisponde allo stipendio medio percepito mensilmente da un impiegato.

Nel 2013, grazie all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, il prelievo medio annuo è sceso a 15.329 euro: ben 325 euro in meno rispetto a quanto versato nel 2012. Secondo la CGIA il gettito è destinato però ad aumentare nel 2014 a causa dell’introduzione della Tasi e degli effetti legati all’aumento dell’aliquota Iva avvenuto nell’ottobre scorso.

Il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi, avverte che con un carico fiscale di questa portata la restituzione degli 80 euro ai redditi più bassi potrà difficilmente rilanciare i consumi. “Il livello di arrabbiatura raggiunto nei confronti di un fisco sempre più aggressivo e pretenzioso, ha fatto scendere ai minimi storici la fiducia dei consumatori italiani. Con gli effetti della crisi che non accennano a diminuire e un fisco sempre più esoso, i bilanci familiari rischiano di rimanere ancora in rosso, penalizzando anche quelli degli artigiani e dei piccoli commercianti che vivono quasi esclusivamente dei consumi del territorio in cui operano”, ha spiegato.

La montagna di tasse e contributi che grava sulle spalle degli italiani emerge in maniera altrettanto evidente quando si analizza la serie storica del cosiddetto “Tax freeedom day“. Sempre secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della CGIA, con una pressione fiscale che per il 2014 è destinata a toccare il record storico del 44 per cento, quest’anno i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino alla prima decade di giugno: precisamente l’11 giugno. Ben 12 giorni in più di quanto avevano fatto nel 1995, quando, però, la pressione fiscale era inferiore di oltre 3 punti percentuali.

Ma quali sono le cause di questo nuovo record fiscale che raggiungeremo quest’anno ? Secondo Bortolussi gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all’aumento dell’Iva, all’introduzione della Tasi e, soprattutto, all’inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compenseranno abbondantemente il taglio dell’Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi.

Al netto delle modifiche che potrebbero essere introdotte nella nota di aggiornamento al Def che sarà presentata nelle prossime settimane, la pressione fiscale di quest’anno sarebbe quindi destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto nel 2013.

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