Confcommercio: Ripresa in corso, ma occorre ridurre la pressione fiscale

La ripresa è finalmente cominciata, ma si può consolidarla e rafforzarla con interventi in vari campi, a partire dal fisco e dal turismo. Lo afferma la Confcommercio.

L’Ufficio Studi dell’associazione dei commercianti ha presentato oggi la “Nota sullo scenario economico 2015-2016”. Il PIL dovrebbe crescere dell’1,1% quest’anno e dell’1,4% nel 2016, mentre la spesa delle famiglie residenti è vista in aumento dello 0,9% nel 2015 e dell’1% nel 2016 grazie al modesto recupero del reddito disponibile in termini reali generato dai primi segnali positivi sul fronte dell’occupazione. E’ infatti prevista una crescita degli occupati di circa 83mila unità nel 2015 e di 96mila nel 2016.

I prezzi dovrebbero rimanere stabili quest’anno e crescere dell’1,1% l’anno prossimo, mentre i consumi aumenterebbero dell’1,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016.

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, il reddito disponibile delle famiglie dovrebbe crescere sia nel 2015 che nel 2016. Ciò favorirà una ripresa dei consumi di oltre il 2% cumulato, che continuerà a riguardare le telecomunicazioni, soprattutto l’elettronica di consumo e l’informatica domestica. Ma, per effetto dell’Expo, anche l’alimentazione fuori casa, gli alberghi, i trasporti e i viaggi.

Ridurre la pressione fiscale

L’Ufficio Studi di Confcommercio indica che il risparmio sulla spesa per interessi derivante dalla discesa dello spread rende possibile tagliare l’Irpef agendo sulle aliquote relative agli scaglioni di reddito. “La cosa fondamentale è che l’Italia non deve lasciarsi sfuggire l’opportunità di intraprendere il sospirato percorso di riduzione della pressione fiscale, conditio sine qua non per una crescita significativa dei consumi e quindi dell’economia nel complesso”.

Cresce il divario tra Centro-Nord e Sud 

L’Ufficio Studi di Confcommercio avverte che la ripresa può essere messa in discussione dal divario crescente tra Centro-Nord e Sud del Paese. Se il tasso di disoccupazione si e attestato al 13% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, nel Mezzogiorno si è superato il 21% contro meno del 9% nel Nord. Nel triennio 2012-2014, inoltre, quasi la metà dei nuovi disoccupati è stata generata nel Sud del Paese. Ma non basta: se nel biennio 2015-2016, il PIL e i consumi pro capite nel Centro-Nord sono visti tornare sopra i livelli del 2013, per il Mezzogiorno sono previsti previsto PIL stabile e consumi per abitante sotto i livelli del 1995 di quasi un punto e mezzo percentuale.

Effetti positivi dall’Expo

La manifestazione in programma tra maggio e ottobre prossimi dovrebbe produrre un impatto aggiuntivo sulla crescita “normale” del 2015. I circa 29 milioni di presenze turistiche aggiuntive previste comporteranno una maggiore spesa turistica degli stranieri per oltre 2,5 miliardi di euro con un impatto positivo pari allo 0,2% sul PIL e allo 0,3% sui consumi totali.

Forti opportunità nel turismo

Nel 2014 i principali settori del made in Italy attivi con l’estero (alimentari e vino, abbigliamento, arredamento, apparecchiature e macchinari) hanno ha generato un saldo positivo di oltre 5 punti di PIL. Da parte sua il turismo, da solo, vale circa quanto alimentare e abbigliamento insieme: c’è quindi una forte sottovalutazione di un’attività economica in grado invece di generare grandi opportunità di sviluppo e di crescita, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

L’Ufficio Studi di Confcommercio sottolinea che l’Italia, rispetto ai suoi principali competitors turistici dell’area mediterranea, ha il saldo turistico più modesto in rapporto al PIL, che da anni resta fermo ad un non certo esaltante 1% del PIL. E le note dolenti vengono soprattutto dal Sud e dalle Isole, dove si orienta soltanto il 12-13% della spesa dei non residenti.

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