Referendum, Financial Times: Se vince il No, otto banche potrebbero fallire

Referendum, Financial Times: Se vince il No, otto banche potrebbero fallire
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Una sconfitta di Renzi scatenerebbe turbolenze sui mercati e scoraggerebbe gli investitori a ricapitalizzare le banche italiane.

Fino a otto banche italiane già in difficoltà rischiano di fallire se Matteo Renzi perderà il referendum costituzionale della prossima settimana, perché una vittoria del No scatenerebbe turbolenze sui mercati e scoraggerebbe gli investitori a ricapitalizzarle. Lo afferma il “Financial Times” che cita funzionari e importanti banchieri.




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L’autorevole quotidiano finanziario indica che Renzi, che ha detto che si dimetterà se perderà il referendum, ha promosso una soluzione di mercato per risolvere i problemi da 4.000 miliardi di euro del sistema bancario italiano e per evitare una risoluzione delle banche del Paese sulla base della nuova normativa europea (il cosiddetto sistema del bail-in).

Il “Financial Times” osserva che i finanzieri ed i politici dell’Europa intera stanno seguendo attentamente la situazione perché un fallimento di massa delle banche italiane potrebbe scatenare il panico sul sistema bancario della zona euro.

I banchieri temono che in caso di vittoria del No e di un’uscita di Renzi, l’incertezza possa aumentare durante la creazione di un governo tecnico. La mancanza di chiarezza sul nuovo ministro delle Finanze potrebbe gravemente prolungare il nervosismo dei mercati.

Il nodo è il salvataggio di Banca MPS (IT0001334587). Se dovesse vincere il No, spiega il “Financial Times”, la ricapitalizzazione della banca senese potrebbe saltare. In questo caso ci sarebbe un vasto crollo della fiducia nell’Italia. Anche le altre sette banche sofferenti verrebbero contagiate: Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara.

Ma non è tutto, tra i funzionari ed i banchieri, citati dal “Financial Times”, c’è il timore che il contagio dei problemi delle banche più piccole possa minacciare l'aumento di capitale da 13 miliardi di euro di UniCredit (IT0000064854), la più grande banca per asset dell’Italia e la sua unica significativa istituzione finanziaria a livello globale.

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