Deficit/Pil al 2,1% nel terzo trimestre, calano le uscite e aumentano le entrate

Il rapporto deficit/Pil dell’Italia è stato nel terzo trimestre del 2016 pari al 2,1 %, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Lo ha comunicato oggi l’Istat.

Nella media dei primi tre trimestri del 2016 si è registrato un rapporto deficit/Pil pari al 2,3%, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Nel terzo trimestre il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,7%, (1,9% nel terzo trimestre del 2015).

Il saldo corrente (risparmio) è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,8% (1,5% nel terzo trimestre del 2015).

Nel terzo trimestre le uscite totali sono calate, in termini tendenziali, dello 0,8%; la loro incidenza rispetto al Pil è scesa al 46,5%, dal 46,8% nel corrispondente trimestre dell’anno precedente. Le uscite correnti sono aumentate dell’1,5%, mentre quelle in conto capitale sono diminuite del 7,2%.

Nei primi tre trimestri del 2016 le uscite totali sono risultate pari al 47,1% del Pil (47,9% nel corrispondente periodo del 2015).

Le entrate totali sono aumentate, in termini tendenziali, dello 0,6% nel terzo trimestre del 2016; la loro incidenza sul Pil è stata del 44,4%, (44,8% nel corrispondente trimestre del 2015).

Nei primi tre trimestri del 2016, l’incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 44,8%, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2015.

La pressione fiscale è stata pari nel terzo trimestre al 40,8%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è calata di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo al 9,3%.

A fronte di un aumento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto è aumentato dello 0,1%.

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