Il crollo delle borse legato alla guerra sta spingendo molti investitori verso modalità risk-off. I maggiori indici di Borsa Italiana e le principali piazze europee hanno chiuso con ribassi nell’ordine del 3-4%, con il FTSEMib in calo del 3,92% a 44.468 punti, dopo aver oscillato tra 44.036 e 45.648 punti. In un clima simile, caratterizzato da volatilità e incertezza geopolitica, una parte consistente del risparmio retail sta cercando riparo nel nuovo BTP Valore marzo 2032.
I numeri confermano il cambio di atteggiamento. Nella seconda giornata di collocamento, gli ordini hanno raggiunto 4,19 miliardi di euro, sulla base di 134.234 contratti, per un valore medio di sottoscrizione pari a 31.228 euro. La raccolta complessiva, includendo anche la prima giornata, è salita a 10,23 miliardi di euro. Per confronto, la media delle precedenti cinque emissioni nella seconda giornata era stata di 4,3 miliardi, mentre la media delle prime due giornate si attestava a 9,45 miliardi.
Il dato è quindi solido, anche se non record assoluto. È evidente però che il panic-selling sta facendo da catalizzatore: in molti stanno spostando liquidità dal comparto azionario verso un titolo di Stato percepito come lineare e prevedibile.
Tassi minimi garantiti: rendimento certo ma non straordinario
Il BTP Valore marzo 2032 presenta una struttura step-up su sei anni con tassi minimi garantiti pari a:
- 2,50% annuo per il primo e secondo anno
- 2,80% annuo per il terzo e quarto anno
- 3,50% annuo per il quinto e sesto anno
È inoltre previsto un premio fedeltà finale dello 0,80% per chi mantiene il titolo fino a scadenza.
Includendo il premio, il rendimento lordo medio complessivo si colloca poco sopra il 3% annuo, mentre il netto – grazie alla tassazione agevolata al 12,5% – si attesta intorno al 2,7%. Numeri coerenti con l’attuale fase di normalizzazione dei tassi, ma non eccezionali in senso assoluto.
Il punto è che questi tassi sono nominali e fissi. Non esiste alcun meccanismo di indicizzazione all’inflazione. In un contesto di tensioni energetiche e rialzo del petrolio, il rischio è che il rendimento reale venga eroso se l’inflazione dovesse stabilizzarsi su livelli superiori al 3-4% per un periodo prolungato.
Inflazione di guerra: il BTP protegge davvero?
Il nodo centrale è proprio questo: il boom di ordini è frutto di una valutazione razionale o di una reazione emotiva alla volatilità?
Se la guerra dovesse tradursi in uno shock petrolifero persistente e in una nuova fase di pressioni sui prezzi, un rendimento medio del 3% lordo potrebbe non bastare a preservare il potere d’acquisto. Con un’inflazione al 4-5%, il rendimento reale diventerebbe nullo o negativo.
Il BTP Valore 2032 offre stabilità nominale e protezione del capitale a scadenza, ma non è uno strumento di copertura inflattiva. Inoltre, in caso di vendita anticipata, il prezzo sul secondario potrebbe risentire di eventuali rialzi dei tassi di mercato, con perdita del premio fedeltà.
In sintesi: il panic-selling sta rendendo molto popolare il collocamento, ma se l’inflazione dovesse accelerare in modo significativo, i tassi minimi garantiti – se confermati – difficilmente rappresenterebbero una barriera efficace contro l’erosione reale.
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