Tsunami: Esplodono i titoli dei beneficiari della catastrofe

Un laptop mostra un grafico

Per più di un anno si è parlato e speculato sui motivi della famosa vicenda Yukos (US98849W1080), sicuramente uno dei più spettacolari thriller nel mondo della finanza degli ultimi dieci anni. Dopo i ripetuti colpi di scena e i molti capovolgimenti di fronte oggi è arrivata la certezza: il Cremlino si è impadronito della più importante compagnia russa del petrolio. Una fine prevista subito dallo stesso Mikhail Khodorkovskij, l’ex CEO di Yukos, che poco dopo il suo arresto nell’autunno del 2003 aveva dichiarato che il Cremlino aveva l’intenzione di espropriarlo e mettere le mani sulla sua impresa. Questa era stata anche la spiegazione più ricorrente da parte degli analisti e della stampa ma in pochi avevano pensato che il Governo di Mosca arrivasse veramente a tanto. Ma chi pensava che la pressione da parte della comunità  internazionale avrebbe impedito al Cremlino di impadronirsi di Yukos si è sbagliato. Oggi Vladimir Putin ha spiegato la cosa molto tranquillamente: il tutto si sarebbe svolto secondo i consueti meccanismi di mercato nel pieno rispetto della legalità à‚ . Ma veniamo a spiegare ai fatti. Come riportato dalla stampa internazionale domenica scorsa il misterioso gruppo Baikal ha vinto l’asta (forzosa) per Yuganskneftegas, il cuore di Yukos, da cui dipende ben il 17% dell’intera produzione russa di petrolio. Oggi Rosneft (US7782002049) ha annunciato di aver rilevato il 100% del gruppo Baikal e di possedere quindi anche la maggioranza di Yuganskneftegas. Rosneft è controllata dallo stato, il suo Presidente del Consiglio di Amministrazione è Igor Setschin, amico di Putin, vicepresidente dello staff del Cremlino ed ex-Direttore dei servizi segreti russi. Sono state quindi le confermate le voci riportate ieri da Borsainside.com, secondo le quali Putin avrebbe l’intenzione di creare una super-holding russa dell’energia controllata dal Cremlino (vedi: Borsa di Mosca chiude in leggero ribasso, prese di beneficio). Rosneft si trova infatti da tempo in un processo di fusione con il colosso del gas Gazprom (US3682872078), anch’esso controllato dallo stato. Il nuovo gruppo rappresenterebbe la prima impresa russa in assoluto e uno dei principali giganti dell’energia a livello mondiale. Intanto Putin ha raggiunto già  i suoi scopi principali: lo stato russo controlla ora di nuovo i più importanti giacimenti di gas e petrolio del paese privatizzati fin troppo facilmente negli anni novanta. Putin ha inoltre reso completamente inerme un pericoloso avversario: Mikhail Khodorkovskij.

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