Petrolio: Il WTI torna sotto 50 dollari, la Russia frena su accordo con OPEC

Petrolio: Il WTI torna sotto 50 dollari, la Russia frena su accordo con OPEC
I prezzi del petrolio hanno frenato. © Shutterstock

Il future sul WTI con scadenza novembre ha perso l’1,3% a 49,81 dollari al barile. In settimana il petrolio si è apprezzato di più del 3%.

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Il prezzo del petrolio è tornato a New York sotto 50 dollari al barile dopo che la Russia ha frenato su un accordo con l’OPEC su un congelamento della produzione. Il future sul WTI con scadenza novembre ha perso al NYMEX l’1,3% a 49,81 dollari al barile. Giovedì il petrolio quotato a New York aveva chiuso sopra 50 dollari al barile per la prima volta da giugno. Il future sul Brent con scadenza dicembre ha perso all’ICE l’1,1% a 51,93 dollari al barile.

Il ministro russo dell’Energia Alexander Novak ha dichiarato venerdì di non attendersi di stringere la prossima settimana durante il Congresso Mondiale dell'Energia di Istanbul un patto con l’OPEC. Queste dichiarazioni sono risultate in contrasto con l’ottimismo espresso di recente dal segretario generale del cartello, Mohammed Barkindo. Quest’ultimo si incontrerà nella capitale turca con Novax, ma il ministro russo ha affermato che tra i due ci saranno solamente “consultazioni”.

Il prezzo del petrolio ha guadagnato circa il 13% da quando i membri dell’OPEC hanno raggiunto a fine settembre un accordo per limitare la produzione per la prima volta da otto anni. I dettagli del piano, incluse le quote con cui contribuiranno i singoli Paesi, saranno decisi alla riunione ufficiale in programma il prossimo 30 novembre a Vienna.

Prima del vertice nella capitale austriaca l’OPEC sta cercando il supporto dei grandi produttori non-OPEC come la Russia. I ministri dell’Energia di Arabia Saudita, Iran e Iraq si incontreranno ad Istanbul con la delegazione russa per discutere sulla stabilizzazione del mercato.

Molti analisti dubitano tuttavia che i membri dell’OPEC implementeranno l’accordo stretto ad Algeri. I produttori del cartello temono infatti che ogni riduzione della produzione possa condurre ad una perdita delle loro quote di mercato. L’Arabia Saudita, il membro più importante dell’OPEC, ha di recente espresso preoccupazione sulla crescita dell’attività produttiva negli Stati Uniti.

Proprio ieri Baker Hughes (US0572241075) ha comunicato che il numero di impianti di trivellazione di greggio è aumentato negli Stati Uniti di altre 3 unità a 428 unità. Si è trattato del quattordicesimo aumento nelle ultime quindici settimane. Gli analisti si attendono che la recente crescita dei prezzi spingerà altre le compagnie petrolifere statunitensi a riattivare le loro trivelle.

Nonostante il calo di ieri, il WTI ed il Brent hanno guadagnato durante l’intera settimana rispettivamente il 3,3% ed il 3,5%. Per i prezzi del petrolio si è trattato del terzo rialzo settimanale di fila. Apri un conto demo GRATUITO e illimitato su IQOption

I titoli petroliferi hanno sovraperformato anche la scorsa settimana l’intero mercato. L’indice settoriale NYSE Arca Oil Index è salito nelle ultime cinque sedute dello 0,9%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,7%.

Hodly
Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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