Petrolio: I fondamentali del mercato non giustificano il rally dei prezzi

Petrolio: I fondamentali del mercato non giustificano il rally dei prezzi
Le scorte di greggio a livello globale restano molto elevate. © Shutterstock

Le scorte di greggio e prodotti raffinati restano a dei livelli molto elevati, mentre il quadro della produzione è incerto.

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Il prezzo del petrolio ha guadagnato circa il 13% da quando i membri dell’OPEC hanno raggiunto a fine settembre un accordo per limitare la produzione per la prima volta da otto anni. Tuttavia gli investitori dovranno attendere fino al 30 novembre, quando si terrà la riunione ufficiale del cartello a Vienna, per sapere se il patto sarà ratificato. Nel frattempo si può esaminare quali siano effettivamente i fondamenti del mercato petrolifero.

Sul lato della produzione il quadro resta altamente fluido. L’OPEC ha promesso di fissare un nuovo tetto produttivo, ma alcuni suoi membri (Iran, Libia e Nigeria) incrementeranno probabilmente la loro offerta. Anche il contributo della Russia resta incerto. Mosca si è detta pronta a collaborare con l’OPEC per stabilizzare i prezzi, intanto continua a pompare greggio senza sosta (Petrolio: La produzione della Russia raggiunge nuovo record).

Mentre gli scenari relativi alla produzione sono più difficili da individuare, i dati sulle scorte sono molto più chiari e non promettono niente di buono per chi scommette su ulteriori rialzi dei prezzi del petrolio.

Nonostante il loro recente calo, le scorte di greggio restano a dei livelli molto elevati. Negli Stati Uniti gli abituali interventi di manutenzione nelle raffinerie in questo periodo hanno condotto ad un declino della domanda a settembre. Nella settimana terminata il 30 settembre sono calate di 3 milioni di barili a 499,7 milioni di barili. Si è trattato del quinto calo settimanale di fila. Tuttavia, su anno, le scorte sono aumentate di 38,7 milioni di barili. La più debole domanda da parte delle raffinerie in manutenzione potrebbe rallentare i prelievi dalle riserve, con la conseguenza che gli Stati Uniti saranno riccamente forniti di petrolio nei prossimi mesi.

La situazione per i prodotti raffinati non è molto diversa. Le scorte restano molto elevate, nonostante la domanda sia relativamente forte. In Europa, gli stock di benzina nei porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa (“ARA”), superano di un terzo la media degli ultimi cinque anni. Negli Stati Uniti, gli stock di benzina sono scesi dai loro record storici raggiunti precedentemente quest’anno, ma si trovano per questo periodo al di sopra della media. Visto che è passata la stagione estiva, in cui la domanda è particolarmente elevata, anche i più importanti prelievi dalle riserve potrebbero essere alle nostre spalle.

Nella settimana terminata il 30 settembre, le scorte statunitensi di benzina sono aumentate di 222.000 barili a 227.405 milioni di barili. L’aumento su anno è stato di 3,5 milioni di barili, ovvero dell’1,5%. Ciò nonostante la forte richiesta da parte degli automobilisti americani. La domanda di benzina è cresciuta nella settimana terminata il 30 settembre di più del 3% rispetto ai livelli del 2015, ma la crescita dell’offerta è semplicemente molto più elevata.

Per quanto riguarda i prodotti raffinati, l’attuale periodo della manutenzione delle raffinerie è un fattore positivo. Se sono meno impianti a sfornare prodotti, la conseguenza è un miglioramento dei margini e un potenziale calo delle scorte. Il rovescio della medaglia è una più debole domanda di petrolio.

Le elevate quantità di greggio e prodotti raffinati che giacciono nei depositi freneranno probabilmente i prezzi del petrolio durante il resto del 2016 e per gran parte del 2017. L'AIE, l’Agenzia Internazionale per l'Energia, non si attende un significativo calo delle scorte fino al prossimo anno. L'organizzazione con sede a Parigi ha scritto nel ultimo rapporto che le riserve dei Paesi OCSE “hanno sfondato il muro dei 3,1 miliardi di barili, sembra quindi che bisognerà attendere più a lungo del previsto per vedere i mercati petroliferi tornare in equilibrio”.

Resta infine l’incognita del mercato cinese. Mentre alcuni analisti, come quelli di S&P Global Platts, si attendono un aumento della domanda da parte della Cina a seguito del miglioramento delle condizioni dell’economia, altri sono decisamente più prudenti. J.P. Morgan ha osservato che Pechino ha approfittato all’inizio di quest’anno dei bassi prezzi per acquistare e riempire le sue scorte strategiche. Secondo la banca d’affari, ora che molti depositi sono pieni ed i prezzi stanno aumentando, la domanda cinese di greggio potrebbe rallentare significativamente. Apri un conto demo GRATUITO e illimitato su IQOption

Facendo un riassunto, si può dunque dire che l’accordo stretto dall’OPEC può aver cambiato il sentiment sul mercato, ma i suoi fondamenti non sembrano molto differenti rispetto a qualche mese fa.

Hodly
Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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