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Petrolio in frenata, AIE: Offerta globale supera a settembre 97 milioni di barili

Petrolio in frenata, AIE: Offerta globale supera a settembre 97 milioni di barili
L'offerta di petrolio continua a crescere. © Shutterstock

L’aumento dell'offerta di greggio è stato causato soprattutto dalla Russia, la cui produzione ha raggiunto un nuovo livello record.

Il prezzo del petrolio ha frenato dopo che dall’ultimo rapporto dell’AIE, l'Agenzia Internazionale per l'Energia, è emerso che l’offerta è cresciuta a settembre. Il future sul Brent con scadenza dicembre perde al momento l’1,2% a 52,48 dollari al barile. Il future sul WTI con scadenza novembre scende dell’1,3% a 50,70 dollari al barile.




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L’AIE ha comunicato oggi che l’offerta globale di petrolio si è attestata a settembre a 97,2 milioni di barili al giorno, si tratta di un aumento di 600.000 barili rispetto ad agosto e di 200.000 barili rispetto allo stesso mese del 2015. L’aumento è stato causato soprattutto dalla Russia, la cui produzione è cresciuta di 400.000 barili a 11,1 milioni di barili al giorno, ovvero ad un nuovo livello record nell’era post-sovietica.

La notizia è arrivata un giorno dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato al Congresso Mondiale dell'Energia di Istanbul che il suo Paese è pronto a congelare o tagliare la produzione per stabilizzare il mercato petrolifero. A seguito delle parole di Putin i prezzi del petrolio avevano chiuso ieri ai massimi da più di un anno.

L’OPEC ha raggiunto a fine settembre ad Algeri un accordo preliminare per tagliare la sua produzione di greggio per la prima volta da otto anni. Al Congresso Mondiale dell'Energia di Istanbul si terranno discussioni per far partecipare al piano anche i produttori che non fanno parte del cartello.

Nel suo ultimo rapporto mensile, l’AIE osserva che se l’OPEC implementerà l’accordo stretto nella capitale algerina il mercato petrolifero potrebbe tornare in equilibrio più presto del previsto. Lo scorso mese l’organizzazione con sede a Parigi aveva indicato di attendersi un eccesso di offerta fino agli ultimi mesi del 2017.

Dall’ultimo rapporto dell’AIE sono emersi altri fattori negativi per il prezzo del petrolio, come la crescita delle esportazioni da parte della Libia e lo stallo della domanda in Cina, causata dal rallentamento della produzione industriale nel Paese.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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