Petrolio chiude in ribasso, Iraq fa passo indietro su taglio produzione

I prezzi del petrolio hanno chiuso oggi in ribasso. Il future sul WTI con scadenza dicembre ha perso lo 0,7% a 50,52 dollari. Nel corso della seduta la quotazione del greggio quotato a New York è scesa temporaneamente sotto 50 dollari al barile. Il future sul Brent con scadenza dicembre ha perso all’ICE lo 0,6% a 51,46 dollari.

L’Iraq ha chiesto di essere esentato dal piano dell’OPEC per limitare la produzione perché è impegnato in una guerra con l’IS. Gli investitori temono ora che il cartello avrà maggiori difficoltà ad implementare l’accordo raggiunto lo scorso mese ad Algeri.

L’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio vuole tagliare la sua produzione di circa 700.000 barili al giorno a 32,5-33 milioni di barili al giorno. I dettagli del piano, incluse le quote con cui dovrebbero contribuire i singoli membri, saranno decisi alla riunione ufficiale in programma il prossimo 30 novembre a Vienna.

Mentre l’Iraq ha fatto un passo indietro, l’Iran ha inviato segnali concilianti. Il viceministro iraniano del Petrolio Amir Hossein Zamaninia ha dichiarato che Teheran sostiene il proposito dell’OPEC di ribilanciare il mercato petrolifero. Secondo Zamaninia il prezzo giusto del barile sarebbe tra 55 e 60 dollari al barile. L’Iran ha già ottenuto di essere escluso dal piano dell’OPEC perché vuole riportare la sua produzione ai livelli pre-sanzioni.

A pesare sul prezzo del petrolio sono stati oggi inoltre il nuovo aumento delle trivelle negli Stati Uniti e l’ulteriore apprezzamento del dollaro. Baker Hughes (US0572241075) ha comunicato venerdì scorso che il numero di impianti di trivellazione di greggio è aumentato di altre 11 unità a 443 unità. Si è trattato del sedicesimo aumento nelle ultime diciassette settimane. La notizia ha confermato che il recente rally dei prezzi sta spingendo sempre più compagnie statunitensi a incrementare la loro attività.

Il Dollar Index è salito oggi fino a 98,722 punti, ovvero ai massimi da circa nove mesi. Il biglietto verde continua a beneficiare dell’aspettativa che la Fed alzerà i tassi prima della fine dell’anno. Se il dollaro si rafforza le materie prime denominate nella valuta statunitense, come il greggio, diventano meno appetibili per chi possiede altre divise.

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