Petrolio: Future su WTI chiude sotto 50 dollari, pesa ancora l’Iraq

I prezzi del petrolio hanno chiuso oggi per la seconda seduta di fila in ribasso. Il future sul WTI con scadenza dicembre ha perso al NYMEX l’1,1% a 49,96 dollari. Era dal 17 ottobre che la quotazione del greggio quotato a New York non chiudeva sotto 50 dollari al barile. Il future sul Brent con scadenza dicembre ha perso all’ICE l’1,3% a 50,79 dollari. Si tratta del più basso livello dal 30 settembre.

Il sentiment nei confronti del petrolio è peggiorato dopo che l’Iraq ha detto di non voler partecipare ai tagli della produzione previsti dall’OPEC. Gli investitori temono inoltre che ulteriori impulsi negativi possano arrivare dai dati sulle scorte settimanali di greggio negli Stati Uniti.

L’Iraq, il secondo maggiore produttore dell’OPEC, ha chiesto di essere esentato dal piano per limitare la produzione perché è impegnato in una guerra con l’IS. Il cartello avrà ora maggiori difficoltà ad implementare l’accordo raggiunto lo scorso mese ad Algeri. Alla riunione ufficiale in programma il prossimo 30 novembre a Vienna, anche altri membri dell’organizzazione potrebbero cercare di ridurre al minimo i loro contributi.

L’intesa preliminare raggiunta nella capitale algerina prevede un taglio della produzione di circa 700.000 barili al giorno a 32,5-33 milioni di barili al giorno. Per avere una concreta possibilità di stabilizzare il mercato, l’OPEC ha anche bisogno dell’aiuto dei grandi produttori che non fanno parte del cartello, soprattutto della Russia. Da Mosca sono arrivati tuttavia finora segnali contrastanti. Secondo l’agenzia stampa Interfax l’inviato russo all’OPEC, Vladimir Voronkov, avrebbe affermato oggi che “tagli alla produzione non sono per noi un’opzione”.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato invece due settimane fa che un congelamento o anche un taglio della produzione era probabilmente l’unica giusta decisione per preservare la stabilità del settore energetico. “La Russia è pronta ad aderire a misure comuni per frenare la produzione e chiede agli altri esportatori di partecipare”, aveva detto, parlando al Congresso Mondiale dell’Energia di Istanbul.

La pressione sui prezzi potrebbe aumentare se i dati sulle scorte statunitensi di petrolio e prodotti derivati, che saranno pubblicati più tardi dall’API e domani dall’EIA, dovessero essere negativi. Gli analisti interpellati da S&P Global Platts prevedono per la scorsa settimana un aumento delle scorte di greggio di 0,4 milioni di barili, un calo delle scorte di benzina di 1,5 milioni di barili e delle scorte di distillati di 1,9 milioni di barili.

Alcuni esperti hanno avvertito che il recente calo delle scorte statunitensi di petrolio è stato causato anche da effetti straordinari e stagionali. I nuovi dati potrebbero segnalare un’inversione di tendenza e che la domanda negli Stati Uniti è meno elevata di quanto si supponga.

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