Petrolio: Domani il vertice dell'OPEC. Ecco cosa c'è da sapere

Petrolio: Domani il vertice dell'OPEC. Ecco cosa c'è da sapere
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Le maggiori questioni che dovrà affrontare l’OPEC sono cinque. Cosa succede se non si arriverà ad un accordo?

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Domani si terrà a Vienna l’attesissimo vertice dell’OPEC. Le decisioni che prederanno i quattordici membri del cartello avranno un forte impatto sul prezzo del petrolio e, di conseguenza, anche sui mercati finanziari.

L’OPEC ha delineato a fine settembre ad Algeri un piano preliminare per limitare la sua produzione per la prima volta da otto anni. Da allora i prezzi del petrolio hanno oscillato fortemente a seconda dell’aumento o del calo delle aspettative su un accordo finale.

Domani sarà il momento della verità. Le maggiori questioni che dovrà affrontare l’OPEC sono cinque:

1) Il target di produzione per l’intero cartello

Ad Algeri l’OPEC si è impegnata a ridurre la sua produzione a 32,5 – 33 milioni di barili al giorno, ma l’Arabia Saudita ha consigliato un target nella parte bassa di questo range, a 32,5 milioni di barili al giorno.

2) Le quote per ogni singolo membro

L’Iran e l’Iraq, rispettivamente il terzo ed il secondo produttore dell’OPEC, sono stati finora restii a tagliare la produzione insieme con gli altri membri. Teheran ha insistito per riportare la sua capacità produttiva ai livelli pre-sanzioni prima di partecipare ad un piano per frenare l’offerta di greggio. Bagdad ha detto di aver bisogno degli introiti petroliferi per ricostruire il Paese e per continuare la lotta contro l’IS.

3) I dati sulla produzione

L’Iran e l’Iraq non riconoscono i dati sulla loro produzione elaborati dall’OPEC, che si basano su fonti secondarie, incluse le stime dell’AIE, l'Agenzia Internazionale per l'Energia. Sia Teheran che Bagdad affermano di produrre attualmente più greggio di quanto stimato dal cartello.

4) Libia e Nigeria

La Libia e la Nigeria hanno ottenuto ad Algeri un’esenzione dal piano sui tagli perché alle prese con gravi conflitti interni. La produzione dei due Paesi è intanto salita significativamente ad ottobre.

5) Le relazioni con i Paesi non-OPEC

Per poter stabilizzare il mercato petrolifero, l’OPEC ha bisogno anche dell’appoggio dei produttori che non fanno parte del cartello, soprattutto della Russia. Mosca ha finora rifiutato di tagliare la sua produzione, offrendo solo un congelamento agli attuali livelli, cosa che ha indispettito l’Arabia Saudita.

I possibili scenari dopo il vertice

Cosa succede se l’OPEC riesce a raggiungere un accordo? Se l’organizzazione dovesse riuscire a presentare dopo il vertice un solido piano per limitare la sua produzione, allora i prezzi del petrolio potrebbero balzare oltre 50 dollari al barile. Alcuni analisti prevedono quotazioni di 60 dollari al barile entro la fine dell’anno.

Se invece la riunione di domani dovesse fallire, allora i prezzi del petrolio dovrebbero soffrire sensibilmente. Molto dipenderà tuttavia se si tratterà di un fallimento parziale oppure totale. Nel primo caso le quotazioni dovrebbero restare sopra 40 dollari al barile. Se invece le differenze tra i membri dell’OPEC dovessero sembrare insormontabili, ci sarebbe il rischio di una caduta sotto quota 40 dollari al barile. Alcuni banche d’affari, tra cui ABN Amro e Macquarie, non escludono quotazioni poco superiori a 30 dollari al barile.

Il future sul Brent con scadenza febbraio scende al momento dell’1,3% a circa 48,57 dollari al barile. Il future sul WTI con scadenza gennaio perde l'1,2% a 46,44 dollari al barile.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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