Banche, quali prospettive nel 2017?

Banche, quali prospettive nel 2017?
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Alcune misure promesse dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbero essere di grande aiuto per le banche.

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In generale, le azioni delle banche globali hanno reagito in modo positivo alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. La probabilità che il corso positivo duri anche nel 2017 dipende principalmente dalla capacità del Presidente e della sua squadra di Governo di mettere in atto misure ragionevoli e utili, mettendo invece da parte le politiche più controverse come l’imposizione di dazi sugli scambi con la Cina. Dal nostro punto di vista, le misure che - se implementate - potrebbero rivelarsi di grande aiuto per i mercati azionari e per le banche nello specifico, sono le seguenti:

- Una riduzione della corporate tax

- Imposizione fiscale più leggera sui patrimoni degli High Net Woth Individuals - HNWI

- Maggiore spesa in infrastrutture

- Regolamentazione più snella con una revisione o revoca del Dodd-Frank Act che ha regolamentato la finanza dopo la crisi del 2007-2008.

UBS è un ottimo esempio dell’impatto positivo che queste misure potrebbero avere. I guadagni della banca derivano per oltre il 40% dagli Stati Uniti e gli HNWI (soggetti con asset da investire di almeno $30m) rappresentano una quota piccola ma significativa della loro clientela americana. Qualsiasi taglio del carico fiscale, potrebbe spingere ad un uso maggiore dei servizi di consulenza offerti dalla banca. Un calo delle tasse sulle imprese, invece, aumenterebbe i profitti della banca stessa e una regolamentazione più leggera non solo ridurrebbe i costi, ma metterebbe la banca nella condizione di poter ridistribuire liquidità extra ai propri azionisti, sia attraverso l’aumento dei dividendi distribuiti sia tramite programmi più sostanziosi di riacquisto delle azioni proprie. Con meno regole, le banche potrebbero anche assumere maggiori rischi per migliorare i profili di rendimento, pur rimanendo all’interno di rigidi parametri prestabiliti.

Più in generale, dopo anni in cui si è temuto che i Paesi sviluppati potessero trovarsi di fronte ad un lungo periodo di deflazione simile a quanto avvenuto in Giappone, è probabile che i tagli alle tasse e la maggiore spesa in infrastrutture guidino verso un incremento dell’inflazione negli Stati Uniti. Sicuramente gli investitori sembrano essersi posizionati per questa eventualità, considerato il recente sell-off dei titoli di Stato e il rialzo delle azioni di società come le banche, che tendono a performare meglio in un contesto di rialzo dei tassi di interesse.

Con l’inizio del 2017, a nostro avviso le azioni del settore finanziario resteranno relativamente convenienti rispetto alle medie storiche. Per i titoli bancari, in particolare, reduci da un rally innescato dalle aspettative relative al rialzo dell’inflazione, c’è ancora molta strada da percorrere affinché il prezzo delle azioni rifletta il loro valore reale. UBS, come detto, è una banca che dovrebbe lavorare bene in un contesto di maggiore inflazione e di tassi d’interesse più alti, ma noi puntiamo a posizionarci su società che hanno non solo una politica sui dividendi solida, ma anche buoni margini di crescita. L’anno prossimo potrebbe anche rivelarsi una buona annata per altre banche, quali Barclays, Goldman Sachs e JP Morgan.

Altrove, le società che operano nel settore FinTech, vivranno probabilmente un 2017 turbolento dopo anni in cui erano state le predilette nei mercati azionari, sostenute dal contesto caratterizzato da bassi tassi d’interesse alla base della loro rapida crescita. Ci aspettiamo delle prese di profitto, ma al tempo stesso crediamo che queste società rappresentino un’interessante opportunità d’investimento più nel lungo termine.

Sarebbe troppo semplice dipingere un quadro tutto rose e fiori per il settore finanziario, dimenticandosi che parte della politica di Trump potrebbe rivelarsi piuttosto problematica. Diverse sono le preoccupazioni che riguardano la strategia geopolitica del neo-Presidente: tra queste, la minaccia di imporre dazi alla Cina, la possibilità che riveda il NAFTA, ovvero il North American Free Trade Agreement, e le volontà di far rimpatriare milioni d’immigrati illegali, misure queste che potrebbero innescare forte volatilità sui mercati e, in alcuni casi, danneggiare la crescita economica globale. Tuttavia, nell’ipotesi che molte delle politiche annunciate da Trump fossero semplicemente degli slogan elettorali e che il nuovo Presidente eletto agisca istintivamente a favore dell’economia, si può dunque giustificare per il momento l’attuale entusiasmo per il settore finanziario ed ipotizzare che ci stiamo lasciando alla spalle la sua fase ribassista di mercato.

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A cura di Guy de Blonay, gestore del Fondo Jupiter Global Financials SICAV ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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