Petrolio, Emirati: tagli non-OPEC necessari per riequilibrare il mercato

Petrolio, Emirati: tagli non-OPEC necessari per riequilibrare il mercato
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Secondo il ministro dell'Energia degli Emirati Arabi Uniti, i prezzi del petrolio saliranno se i Paesi non-OPEC taglieranno la produzione.

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Il piano volto a riequilibrare il mercato petrolifero funzionerà solo se la Russia e altri Paesi non-OPEC taglieranno la loro produzione. Lo ha dichiarato oggi Suhail Al Mazrouei, il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali produttori dell’OPEC.

Secondo Al Mazrouei un taglio di 1,8 milioni di barili al giorno a livello globale sarà sufficiente per riportare in equilibrio il mercato. Visto che l’OPEC ha l’intenzione di ridurre la sua produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, ha spiegato, i Paesi che non fanno parte del cartello dovranno contribuire con 600.000 barili al giorno.

Sabato prossimo si terrà a Vienna una riunione tra i Paesi OPEC e non-OPEC. La Russia, che non ha mai tagliato volontariamente la sua produzione, avrà un ruolo chiave per assicurare che la decisione presa dall’OPEC il 30 novembre possa avere un impatto duraturo sul mercato.

I 14 membri dell’OPEC si sono accordati mercoledì scorso al vertice di Vienna per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno a 32,5 milioni di barili al giorno.

Se la riduzione della produzione da parte dell’OPEC non impedirà che i prezzi calino fino a 40 o 50 dollari al barile, “ci incontreremo ancora e discuteremo con i Paesi non-OPEC e prenderemo le opportune misure”, ha sottolineato Al Mazrouei.

La Russia si è impegnata a ridurre la sua produzione di 300.000 barili al giorno, e sabato i membri dell’OPEC discuteranno con il Messico e con altri produttori.

Al Mazrouei crede che i prezzi del petrolio saliranno dagli attuali livelli se i produttori non-OPEC accetteranno di tagliare la produzione e che sei mesi di minore offerta saranno sufficienti a riequilibrare il mercato.

Al Mazrouei ha osservato che un livello di prezzo “ragionevole” sarebbe per le compagnie un incentivo ad investire nell’esplorazione e nella produzione per garantire le future forniture.

Il future sul Brent con scadenza febbraio perde al momento l’1,2% a 53,24 dollari al barile. Il future sul WTI con scadenza gennaio scende dell’1,2% a 50,30 dollari al barile.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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