Prezzo oro ancora debole nel primo semestre 2017, ma poi si riprenderà

Prezzo oro ancora debole nel primo semestre 2017, ma poi si riprenderà
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ICBC Standard Bank si attende per i primi sei mesi del prossimo anno un prezzo medio dell'oro attorno a 1.160 dollari l'oncia.

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La debolezza del prezzo dell’oro durerà probabilmente nella prima metà del 2017. Lo afferma ICBC Standard Bank in una nota pubblicati ieri.

La casa d’investimento si attende che il prezzo dell’oro quoterà nei primi sei mesi del prossimo anno attorno a 1.160 dollari l’oncia, prima di registrare una ripresa nel secondo semestre. Sul metallo giallo dovrebbe continuare a pesare l’aumento dei rendimenti dei bond sull’aspettativa di maggiori investimenti pubblici da parte della nuova amministrazione di Donald Trump. La previsione di ICBC Standard Bank non è lontana dalle attuali quotazioni. Il prezzo dell’oro viaggia attualmente attorno a 1.170 dollari l’oncia.

“Il prezzo dell’oro potrebbe restare sotto pressione nel primo semestre sull’aspettativa di misure fiscali reflazionistiche, ma il tetto del debito e il deficit di bilancio domineranno la scena nella seconda metà dell’anno, in questo modo tornerà ad esserci un contesto favorevole all’oro”.

ICBC Standard Bank osserva che mentre i mercati si stanno concentrando sulle possibili politiche fiscali di Trump, alcune delle sue promesse potrebbe alla fine rivelarsi inconsistenti.

“Non è affatto sicuro che le politiche fiscali possano positivamente influenzare l’attività nelle infrastrutture nel 2017. Trump non è il partito Repubblicano di Roosevelt, non ci sarà un New Deal 2.0”, si legge nella nota. “I mercati sembrano concentrarsi attualmente sugli aspetti positivi ma i rischi di una delusione sono più elevati che le probabilità di successo”.

Per quanto riguarda la Federal Reserve, ICBC Standard Bank si attende due rialzi dei tassi nel 2017. Gli analisti sottolineano che l’istituto guidato da Janet Yellen si troverà il prossimo anno in una scomoda posizione. Da una parte la Fed dovrà tenere i tassi bassi per proteggere il mercato immobiliare, che rappresenta il 13% del PIL degli Stati Uniti. D’altra, la banca centrale dovrà limitare il rally del dollaro per proteggere il settore manifatturiero, che genera il 12% del PIL americano.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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