Petrolio, crescono ancora le trivelle attive negli USA, massimi da gennaio

Gli impianti di perforazione di petrolio sono cresciuti negli Stati Uniti per la settima settimana consecutiva. È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati da Baker Hughes (US0572241075), una delle maggiori compagnie americane di servizi per l’industria petrolifera.

Il numero di trivelle effettivamente in funzione per estrarre greggio è cresciuto di 12 unità a 510 unità. Si tratta del più alto livello da gennaio. I dati elaborati da Baker Hughes sono un importante indicatore dello stato di salute del settore statunitense.

Dai minimi delle scorso maggio le trivelle di perforazione di greggio sono cresciuti in 26 delle ultime 29 settimane per complessive 194 unità. Il bacino di Permian, che si trova nel Texas occidentale e nel Nuovo Messico orientale, ha contribuito per due terzi a tale crescita. Da allora il numero delle trivelle attive è cresciuto nella più grande formazione di shale oil del Paese di 121 unità raggiungendo la scorsa settimana 258 unità, ovvero il più alto livello dall’aprile del 2015.

Gli impianti di perforazione di gas sono aumentati la scorsa settimana di una sola unità a 126 unità, mentre quelli misti sono rimasti invariati a una unità. L’aumento complessivo delle trivelle statunitensi è stato quindi di 13 unità a 637 unità.

RBC Capital Markets ha indicato in una nota pubblicata ieri di attendersi che i livelli di attività incrementeranno ulteriormente durante tutto il 2017 perché i più elevati prezzi spingeranno le compagnie statunitense ad aumentare la loro produzione. “Sulla base delle nostre previsioni sui prezzi, che vedono una quotazione media del WTI di 56 dollari nel 2017 e di 63 dollari nel 2018, crediamo che i titoli delle imprese impegnate nei servizi petroliferi si trovino ancora all’inizio di una ripresa ciclica, anche se tale ripresa rimarrà probabilmente incostante nel breve termine”, ha spiegato la casa d’investimento.

Un risveglio della produzione di scisto negli Stati Uniti potrebbe minare gli sforzi dei membri dell’OPEC volti a riequilibrare il mercato petrolifero. Il cartello vuole limitare nel primo semestre del 2017 la sua attività produttiva a 32,5 milioni di barili al giorno. I Paesi non OPEC hanno inoltre accettato sabato scorso di tagliare i loro livelli produttivi di 558.000 barili al giorno.

Il primo patto comune dal 2001 per ridurre l’offerta sul mercato petrolifero, ha avuto intanto un effetto positivo sui prezzi. Il Brent ha guadagnato la scorsa settimana l’1,7% e chiuso ieri a 55,21 dollari al barile. Il WTI è salito nello stesso arco di tempo dello 0,8% a 51,90 dollari al barile.

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