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Fed, dalle parole ai fatti

Fed, dalle parole ai fatti
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I tassi negli USA dovrebbero tornare intorno al 2% nel corso dei prossimi 18 mesi. Commento a cura di Candrian Investors.

Mentre era ancora ampiamente incerto a febbraio (30% di probabilità), il rialzo dei tassi d'interesse a marzo era diventato quasi certo nel corso degli ultimi giorni. L’intervento di Janet Yellen a inizio mese e numerosi discorsi dei membri della Federal Reserve avevano recentemente puntato verso un’accelerazione del ritmo del rialzo dei tassi. Nessuna sorpresa, quindi, ma comunque un vero cambiamento.

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La Fed accelera il passo prevedendo 3/4 rialzi nel corso dei prossimi mesi. Un calendario di questo tipo è motivato dal dissiparsi dei rischi esterni, dalla buona tenuta della creazione di posti di lavoro e da una tendenza al rialzo dell’inflazione negli Stati Uniti. Benché lo stimolo fiscale di Trump resti molto incerto, il rialzo dell’inflazione è sufficientemente solido per giustificare una normalizzazione monetaria. È difficile stimare oggi il tasso naturale di politica monetaria. Secondo una regola standard di Taylor, il tasso direttore dovrebbe essere vicino al 3,50%. Uno scarto del 2,5% rispetto al tasso attuale non è oggi sostenibile e dovrebbe condurre la Fed a tornare a un livello intorno al 2% nel corso dei prossimi 18 mesi.

È stato del resto lo scopo del suo discorso, che malgrado tutte le precauzioni necessarie, ha rafforzato la probabilità di nuovi rialzi: parole rassicuranti per giustificare una politica di inasprimento. Nel corso dei prossimi mesi, la normalizzazione monetaria americana dovrebbe continuare a pesare sulla performance delle obbligazioni USA (soprattutto su quelle con short maturity). Essa potrebbe inoltre penalizzare a lungo termine le famiglie, che solo uno stimolo fiscale dovrebbe salvare dal rallentamento economico. Dopo le parole, è ora tempo di fatti.

di Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income Management, Candriam Investors ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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