Aprile bollente per Trump e il dollaro

Il mese di aprile che (finanziariamente) comincia oggi si preannuncia essere un periodo paticolarmente bollente per l’amministrazione Trump, uscita drammaticamente sconfitta dal tentativo – poi risultato essere velleitario – di affossare l’Obamacare: come avevamo aggiornato la scorsa settimana, il test di forza di Trump e del leader della Camera Ryan è fallito, e lo stesso Ryan ha dovuto ritirare la riforma sanitaria dall’agenda prima che venisse votata e, di conseguenza, bocciata.

Anche se – almeno dal punto di vista ufficiale – la riforma sanitaria sembra essere uscita definitivamente dal calendario di revisioni made in Trump, il mese di aprile non sembra essere una passeggiata per l’amministrazione repubblicana, scopertasi improvvisamente incapace di stringersi intorno al suo presidente e, probabilmente, “disabituata” alle azioni di governo dopo un lungo periodo di opposizione.

Aprile porta infatti in ballo un primo test ufficiale, rappresentato dalla necessità di mettere mano alla legge di finanziamento della spesa discrezionale, e contemporaneamente dal bisogno di iniziare a prendere più seriamente in mano i progetti di riforma tributaria, la spesa infrastrutturale e il limite del debito. I temi, meno “ideologici” della battaglia per la riforma sanitaria, sono comunque non meno complessi ed è molto probabile che i repubblicani possano cercare delle intese bipartisan per evitare guai peggiori.

L’impressione è comunque che questo clima di incertezza e di improvvisa debolezza della figura presidenziale rispetto alle attese non gioverà affatto al dollaro, che pertanto potrebbe vivere qualche settimana di scarsa forza contro l’euro e le altre principali valute internazionali di scambio. Occhi aperti infine alle prime mosse sulla politica fiscale: se dovesse palesarsi quel che finora si è vociferato con discreta insistenza – ovvero, che Trump starebbe mettendo in archivio i suoi pensieri di “rivoluzionare” l’approccio fiscale USA in virtù di un meno rischioso taglio delle imposte – la credibilità delle azioni dell’inquilino della Casa Bianca verrebbe ad essere gravemente pregiudicata.

Come se non bastasse, la spada di Damocle del Russiagate continua a imperversare sul capo del tycoon…

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