Prezzo petrolio: Brent a -8% dal summit Opec, neppure il terrorismo rilancia la quotazione

La quotazione del petrolio non mostra segnali di ripresa oramai da giorni. Nella seduta di ieri tanto il petrolio Wti quanto il Brent hanno registrato significative flessioni. Nel dettaglio il prezzo del petrolio Wti ha perso quasi un punto percentuale pieno a quota 47,73 dollari al barile. Non è andata meglio al derivato Brent che ha segnato invece un calo dello 0,25% a quota 49,87 dollari al barile. Entrambi gli indici, come del resto si può facilmente vedere dai grafici corrispondenti, restano schiacciati sotto il muro dei 50 dollari al barile. 

Se si osserva l’andamento del greggio da questo punto di vista, si può affermare che il tanto elogiato accordo tra i membri Opec sul taglio della produzione dell’oro nero non ha prodotto alcun effetto. Nei giorni precedenti all’intesa, tanti analisti avevano prospettato una ripartenza della quotazione del petrolio proprio in scia all’importante accordo. In altre parole il taglio della produzione tra i più grandi paesi produttori ed esportatori avrebbe dovuto costituire una sorta di trampolino di lancio del prezzo del petrolio. A distanza di circa 10 giorni dall’accordo del 25 maggio, si può affermare che l’accordo tra i produttori non ha sortito l’effetto sperato. Del resto lo stesso Brent da 25 maggio ha registrato un calo dell’8% che non è poca roba.

Il prezzo del petrolio continua a restare molto debole

Non è questa l’unico particolarità della fase che le quotazioni del greggio stanno attualemente attraversando. Se si considera, infatti, la tensione internazionale tra mezzo Golfo Persico e il Qatar nonchè gli attentati di ieri in Iran, si dovrebbe pensare che il prezzo del petrolio sia ad un passo dalla ripartenza. Solitamente, infatti, le quotazioni del petrolio aumentano in scia all’acuirsi della tensione nelle aree a maggiore produzione di greggio. La situazione attuale, invece, ha dimostrato che anche questa tendenza è saltata. 

E’ bastato che che ieri gli Usa comunicassero un dato relativo alle scorte di petrolio, per dare nuovamente il via alla vendite. Non appena il Dipartimento del Commercio Usa ha comunicato che le scorte settimanali di greggio sono risultate pari a 513,207 milioni di barili, in aumento di 3,295 milioni rispetto a settimana precedente, Wti e Brent hanno stabilizzato la loro contrazione. 

Alla luce di quello che sta avvenendo sembrerebbe che sia l’atteggiamento degli Usa a determinare l’andamento del prezzo del petrolio. Più in generale, però, possiamo affermare che la crisi economica internazionale ha fatto saltare tutti gli schemi e senza crescita consolidata la quotazione del petrolio continua ad essere debole. Nonostante le tensioni geopolitiche un tempo viste come l’anticamera del rally del greggio. 

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