Crescono i dubbi sul nuovo rialzo dei tassi Fed entro fine anno

Continua a farsi sempre più intricato il quadro intorno al dollaro statunitense, e i riflessi sui cambi internazionali si fanno ben vedere (sia sufficiente dare uno sguardo alla correzione di venerdì, quando la valuta verde ha eroso buona parte del recupero avviato a inizio settimana scorsa).

A indebolire il biglietto verde è stato il crescente dubbio, tra gli analisti, circa la fattibilità di un altro rialzo dei tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve prima della fine dell’anno in corso. A supportare tale convincimento vi è da una parte il fatto che i dati macroeconomici appena pubblicati (PMI e vendite di case) sono stati più deboli delle attese (sebbene non negativi), e dall’altra parte il fatto che i discorsi di alcuni membri della Federal Reserve non sono stati in grado di fornire indicazioni omogenee.

Ad esempio, Mester ha affermato di attendersi un altro rialzo dei tassi di interesse di riferimento entro la fine dell’anno perché i fondamentali sono buoni e l’inflazione dopo alcuni segnali di debolezza dovrebbe risalire rispetto agli attuali livelli. Mester ha poi affermato che non alzare i tassi di riferimento fed funds significherebbe mancare gli obiettivi di inflazione e di occupazione, mentre alzare i tassi non solo non determinerebbe un rallentamento dell’espansione economica, ma contribuirebbe a tenere in salute l’economia a stelle e strisce. Sulla stessa linea di pensiero si è inserito Dudley, che ha affermato di attendersi una risalita di salari e di inflazione, aggiungendo poi che fermare il ciclo di rialzi dei tassi metterebbe in pericolo l’economia locale.

Opinione diversa è stata espressa da Bullard, che ha affermato come la Federal Reserve possa aspettare ancora prima di alzare di nuovo i tassi di interesse di riferimento, alla luce delle recenti sorprese verso il basso dai dati macroeconomici, e aggiungendo poi che ritiene inappropriato proseguire nella strategia di comunicazione di un sentiero di rialzi continuativi valutato stato attuale dell’economia e la bassa inflazione (ricordiamo che la Fed ha ipotizzato un altro incremento dei tassi entro la fine dell’anno, tre rialzi nel 2018 e tre rialzi nel 2019, per condurre il livello all’obiettivo del 3%). Bullard ha detto anche che la Fed potrebbe fare degli annunci sulla strategia di normalizzazione del bilancio già a settembre.

Ad ogni modo, affinché il recupero post-FOMC del dollaro statunitense riprenda di buon ritmo, e prosegua anche nelle prossime sessioni, è necessario che i prossimi dati USA in uscita non deludano le aspettative, e che la Federal Reserve tenga viva l’aspettativa di un altro rialzo prima di fine anno, magari con comunicazioni più concordanti. Dai dati in uscita questa settimana (fiducia dei consumatori, ultima stima del Pil del 1° trimestre e PMI di Chicago) si attendono indicazioni di carattere misto, così come dai prossimi discorsi da parte di alcuni membri Fed nelle prossime ore, ivi compreso un intervento di Yellen dal quale potrebbero essere colti alcuni spunti di specifico interesse.

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