Prezzo petrolio: crollo continua e la produzione Usa è fattore destabilizzante

Quotazione petrolio in ribasso nel primo pomeriggio. L’andamento negativo del prezzo del petrolio già emerso ieri, infatti, si è ulteriormente rafforzato. Andando a guardare al grafico relativo all’andamento del greggio, Wti e Brent, si nota come proprio ieri c’è stato un ritorno del clima di tensione dopo alcune sedute di maggiore calma. Il momento di rottura, che tutti gli analisti non hanno mancato di rilevare, si è verificato dopo la pubblicazione dei dati sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti. Non appena questo importante indicatore macroeconomico è stato pubblicato, il Wti e il Brent hanno prima accellerato per poi fermare la loro corsa e passare in negativo. 

L’andamento del grafico sulla quotazione petrolio ha lasciato stupiti tutti gli analisti che si attendevano un consolidamento dei guadagni a seguito proprio del buon dato sulle scorte Usa. L’indicatore EIA, infatti, ha registrato una flesione di 6,3 milioni di barili nella settimana terminata il 30 giugno. Il dato ha lasciato di stucco gli esperti che puntavano su una flessione molto più limitata di 2,5 milioni di barili di greggio. Potenzialmente un indicatore macro di questo tipo avrebbe dovuto determinare un auemento della quotazione del petrolio. Realmente, questo movimenti rialzista si è verificato solo per poco tempo. Il prezzo del petrolio, infatti, ha iniziato subito a calare e la dinamica ribassista sta caratterizzando il grafico del Wti e del Brent anche oggi. 

Come è stato possibile? Il motivo per cui il buon dato sulle scorte di petrolio Usa non ha provocato l’effetto che tutti speravano, è da ricercare sempre negli Stati Uniti. L’EIA, infatti, ha reso noto che la produzione di greggio Usa la scorsa settimana è aumentata di 9,3 milioni di barili ben l’11% in più su base annua. 

L’incremento delle produzione di greggio da parte degli Stati Uniti è sempre più il fattore destabilizzante sull’andamento del prezzo del petrolio. La produzione Usa, sotto questo punto di vista, sembra avere un peso addirittura maggiore rispetto all’accordo Opec sul taglio della produzione che, in questa situazione, si sta rivelando poco efficace. 

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