Prezzo petrolio e ruolo del backwardation: quotazione difficilmente sotto 50$

Il mercato del petrolio sta cercando un equilibrio che potrebbe anche attestarsi, al netto di sempre inevitabili scossoni, al di sopra dei 50 dollari al barile. A suggerire questo scenario è il recente andamento dei futures sul petrolio. Graficamente parlando, infatti, i futures sul Brent, soprattutto nella ultime settimane, sembrano andare incontro a quello che, nell’analisi dei mercati finanziari, viene definito come backwardation. Vediamo quindi subito di capire a cosa si fa rifermento con questo termine che è legato al mondo della materie prime e, in particolare, all’andamento della quotazione del petrolio. 

Il Backwardation indica una situazione in cui il prezzo cash del petrolio è diventato superiore ai corrispondenti futures. Solitamente la situazione grafica che si viene a realizzare è quella opposta caratterizzata da prezzi dei futures superiori a quelli reali. In questo caso parliamo di Contago mentre nel caso in cui si verifichi la situazione che abbiamo precedentemente descritto si parla di Inverted Market. Per definizione una situazione di inversione si verifica nel caso in cui la domanda della materia prima ossia del petrolio è talmente forte che molti acquirenti sono disposti a pagarla di più per averla subito.

Come questo interessa il grafico sulla quotazione petrolio attale? Secondo alcuni analisti, il fatto che i futures sul greggio a più breve termine siano scambiati con un premio rispetto ai futures più a lungo termine, sembra lasciare intendere che il mercato del petrolio si stia avviando verso un equilibrio. 

La situazione di backwardation che si sta delineando nelle ultime settimane viene intesa come elemento rialzista dagli analisti. Questo perchè, andando a guardare ai precedenti, il backwardation ha sempre anticipato movimenti positivi andando ad impattare sulla riduzione delle scorte di petrolio. Ma non c’è solo questo indizio alla base della tesi che vede la quotazione del petrolio andare verso un rialzo. Ci sono infatti anche altri indicatori rialzisti che si stanno imponendo nelle ultime sedute. In particolare il riferimento è alla contrazione delle scorte di petrolio Usa, il cui indicatore è risultati in diminuzione di oltre 60 milioni di barili dal mese di marzo. 

Per finire, non si deve dimenticare che anche l’Opec ha recentemente parlato di una crescita mondiale che sembra avere più slancio. Insomma, tirando le somme, elementi di tipo più analico come il citato backwardation e indicatori più propriamente macro, sembrano suggerire un andamento ben preciso per la quotazione del petrolio. Poichè si sta andando verso un riequilibrio dell’offerta, la quotazione del petrolio non dovrebbe più subire ribassi inattesi e forti. Ovviamente questo non significa che possa esserci un rally rialzista infinito. 

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