Bitcoin e Ethereum: profit taking ieri sulle quotazioni ma calo prezzo nasconde anche altro

Il prezzo del Bitcoin ha registrato ieri un indebolimento che sta portando i traders a porsi inevitabili domande su quali possano essere le prospettive future della quotazione. Particolare interessante è il fatto che, sempre ieri, non è stata solo la quotazione del Bitcoin a bruciare punti rispetto al Dollaro e alle altre valute, ma anche quella di Ethereum e, allargando ancora di più il discorso, quella di Ripple. In pratica nella stessa giornata le tre più importanti criptovalute hanno registrato ribassi significati e il discorso può essere esteso anche alle altre monete virtuali. Il calo del prezzo del Bitcoin e di tutte le altre cripto non è stato un problema per quei traders che avevano puntato su un deprezzamento degli asset legati alle criptomonete.

Chi aveva intuito che, dopo il rally dei giorni scorsi, sarebbe arrivato un calo delle quotazioni, ha certamente ottenuto un profitto molto interessante grazie al suo short. Ancora più profittevole è stato il risultato della strategia di trading di quegli investitori che per oggi avevano già previsto un rilancio delle quotazioni del Bitcoin. A meno di 24 ore dal calo di ieri, infatti, il prezzo del BTC è tornato a salire e ha guadagnato ben il 7,13% portandosi, mentre scriviamo, di poco sotto i 5700 dollari.

Quanto affermato ieri da Benjamin Roberts, co-fondatore e CEO di Citizen Hex, sulla natura del calo delle criptovalute ha trovato quindi conferma dai dati concreti. Il Bitcoin e le altre cripto nella seduta di ieri hanno registrato una dinamica negativa a causa di un classico movimento di profit taking. In poche parole la flessione di ieri è stata fisiologica alla luce del buon andamento degli asset nelle sedute precedenti.

Il caso, quindi, può essere considerato chiuso ma si sbaglierebbe ad avere un approccio così leggero. Chiunque è solito investire in Bitcoin e nelle altre criptovalute deve infatti tenere conto di quello che è avvenuto in Usa con la Commodity Futures Trading Commission statunitense che ha avocato a sé stessa la competenza e la giurisdizione sui derivati in Bitcoin e in altre criptovalute.

Attraverso un report che ovviamente è stato subito intercettato dai più grandi investitori, la Commissione ha affermato che, in quanto considerabili commodity, le criptovalute tra cui appunto i Bitcoin ricadono sotto il suo potere nel momento in cui vengono utilizzate in contratti derivati o nel caso in cui siano presenti casi di frode manipolazione che riguardano le valute virtuali che scambiate su commerci interstatali. La Commissione americana, ossia un organo reale e fisico, ha stabilito che la sua autorità, per quello che riguarda gli aspetti citati, include anche le criptovalute e quindi anche il Bitcoin. Il ritorno del peso dei regolatori è un fatto da tenere in considerazione nel decidere se comprare o vendere Bitcoin.

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