Petrolio: sul prezzo traders restano long, driver di medio termine è summit Opec

C’è un evento macro che influenzerà, con molta probabilità, l’andamento della quotazione del petrolio nelle prossime settimane. Tale appuntamento altro non è che la riunione dell’Opec di fine mese. Sul summit tra i paesi produttori di greggio si sta concentrando già da alcuni giorni l’attenzione di chi ha scelto di investire sul prezzo del petrolio non solo attraverso i tradizionali futures ma anche attraverso il trading di CFD. Tutti i trader sono a caccia di indiscrezioni su quello che sarà l’esito del meeting anche perchè è oramai opinione diffusa che le previsioni sulla quotazione petrolio siano strettamente legate alle voci di corridoio relative alle possibili decisioni che saranno prese dall’Opec a fine mese.

Ad oggi il quadro è estremamente positivo. Le possibililità che l’Opec raggiunga un accordo sulla proroga dei tagli alla produzione di greggio sono molto alte. L’impressione degli osservatori è che tutto il blocco dei Paesi produttori di greggio guidato dall’Arabia Saudita sia concorde nell’estendere i tagli alla produzione in essere con l’obiettivo di fa alzare ulteriormente le quotazioni del petrolio. Il fronte dei paesi che aprono ad un allungamento dei tagli alla produzione è molto amplio e include, oltre alla già citata Arabia Saudita, anche il Kuwait e lo stesso Iraq.

Probabilmente è proprio perchè il rinnovo dei tagli viene visto molto probabile che le quotazioni del petrolio anche in questi giorno subiscono un apprezzamento. Gli stessi deprezzamenti, comunque sempre possibili, sono da ritenersi legati a fisiologiche prese di profitto e non a vere e proprie tensioni. I dati sull’andamento della quotazione petrolio nelle ultime settimane mostrano che sia il Brent che il WTI consolidano le posizioni assunte. Dal punto di vista di chi opera con il trading di CFD, quindi, l’approcco continua ad essere long. Mentre scriviamo il prezzo del petrolio Brent si muove attorno ai 61 dollari al barile mentre il WTI ondeggia in area 55 dollari al barile. 

Graficamente parlando, quindi, il quadro di riferimento è molto positivo. Logicamente è ovvio che se dovessero emergere delle novità su quello che potrebbe essere l’esito del meeting Opec di fine mese, il prezzo del petrolio potrebbe subire una inversione. Questo scenario, però, è da ritenersi poco probabile. Del resto lo stesso ministro russo dell’Energia, Alexaander Novak, in una intervista a Bloomberg Fereidun Fesharaki, ha dichiarato di ritenere che “in ogni caso l’accordo sia fatto” e che oramai “si tratta solo di decidere se estendere i tagli di sei o nove mesi”. Insomma anche la fredda Russia, sempre molto abbottonata quando si tratta di accordi sui tagli alla produzione, sembra appoggiare le mosse degli arabi. Questo segnale non è sfuggiato a chi ha aperto delle posizioni rialziste sul prezzo del petrolio per le prossime settimane. 

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