Prezzo petrolio e caos in Arabia Saudita: occasione di trading ma conviene andare long o short?

Il prezzo del petrolio ha trovato un nuovo supporto a sostegno della sua corsa. La tensione politica interna in Arabia Saudita, infatti, determina questa mattina uno scontato aumento della quotazione del petrolio. Mentre scriviamo il prezzo del petrolio Wti registra un aumento dello 0,5% in area 56 dollari al barile mentre il prezzo el Brent è in progressione dello 0,6% in area 62,5 dollari al barile. Per le quotazioni del greggio si tratta di livelli molti alti e poco prevedibili fino a prima dell’estate quando il prezzo del petrolio è caduto fino a quasi 30 dollari al barile. 

Se oggi non c’è stato alcun ritracciamento nell’andamento della quotazione petrolio, è stato proprio grazie alle notizie in arrivo dall’Arabia Saudita. Che le tensioni in corso a Riad, tra epurazioni di stato ed omicidi, avrebbero determinato un rafforzamento della dinamica rialzista del prezzo del greggio, era apparso evidente già da ieri sera. L’Arabia Saudita non è nuova a queste ondate repressive e, anche in passato, puntualmente ogni volta che si sono verificate tensioni di questo tipo, il prezzo del petrolio nè è uscito rafforzato. I fatti di ieri e di oggi, come evidente dagli stessi grafici sull’andamento della quotazione petrolio, non fanno eccezione a questa vera e propria regola. 

L’apprezzamento del petrolio è stato logicamente una occasione di profitto per quei traders che hanno deciso di investire sulla quotazione del petrolio attraverso i futures o attraverso il trading di CFD. La domanda che chi ha il petrolio tra il asset in portafoglio si sta ponendo ora è però solo una: fino a quando la quotazione del petrolio aumenterà? In altre parole, fino a quando conviene restare long o tenere in portafoglio un CFD sul petrolio?

Nel fare questo genere di valutazioni è necessario tenere ben presente alcuni elementi. Anzittutto il caos in Arabia Saudita non è il solo catalizzatore della quotazione del petrolio. A prescindere da quello che sta avvenendo anche in queste ore in Arabia Saudita, l’andamento del prezzo del greggio è comunque sostenuto dall’attesa per il prossimo meeting Opec di fine novembre. Secondo le più recenti indiscrezioni la possibilità che il vertice Opec decida per un allunagamento del taglio della produzione di petrolio è molta alta. Basterebbe quindi questo elemento per giustificare un approccio long sul prezzo del petrolio. Se a questo elemento si uniscono le tensioni in Arabia Saudita, allora non si può che avere la conferma che il prezzo del petrolio subirà un ulteriore aumento almeno nel breve e medio termine.

Secondo Helima Croft, global head of commodity strategy della RBC Capital Markets, l’outlook sulla quotazione del petrolio resterà quindi bullish. Logicamente per capire più precisamente come pozionarsi sarà necessario seguire con competenza quello che sta avvenendo a Riad. In Arabia Saudita è in corso una lotta per il potere e le notizie su un presunto giro di vite dovuto alla lotta alla corruzione vanno prese molto con le pinze avendo il sapore del solo pretesto. Tra i personaggi da monitorare c’è il principe Mutaib bin Abdullah, ex numero uno della Guardia Nazionale, che anticamente puntava al trono e che è ritenuto molto vicino all’ex principe ereditario Mohammed bin Nayef.

Alla maggior parte dei traders questi nomi arabi dicono poco e allora è meglio affidarsi a quello che è un’esame più complesso della situazione in atto. Come non dimenticare, infatti, le recenti parole di Trump slla necessità di un cambiamento a Riad. Le tensioni interne ai piani alti dello stato, che poi altro non sono che tensioni familiari, possono essere proprio inquadrate in questo contesto. In ogni caso la morale è solo una: più tensioni in Arabia Saudita maggiore apprezzamento per il prezzo del petrolio. 

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