Prezzo petrolio: prepararsi ad alta volatilità fino a fine mese, long non è più scontato

L’andamento del prezzo del petrolio nella seduta di oggi 21 novembre non intacca quella che è la convizione degli analisti secondo cui la corsa al rialzo continuo che aveva caratterizzato soprattutto il Brent non è più scontata. Qualcosa sul quadro relativo all’andamento della quotazione del greggio sarebbe cambiata e questo a prescindere da quelli che sono i dati di oggi. Mentre scriviamo, infatti, sia il petrolio WTI che il Brent registrano apprezzamenti significativi.Il petrolio WTI, dopo aver toccato un massimo intraday a 56,86 dollari al barile, si muove ora in area 56,75 dollari al barile. Il petrolio Brent, invece, dopo aver raggiunto un massimo intraday a 62,69 dollari al barile, si muove ora in area 62,44 dollari. Andando a guardare al grafico relativo all’andamento della quotazione petrolio, si denota un apprezzamento del Brent dello 0,35% rispetto alla chiusura di ieri e un apprezzamento del WTI dello 0,57% sempre rispetto a ieri. 

Il rialzo che il greggio sta registrando oggi, comunque, non cambia le carte in tavola e le previsioni sull’andamento della quotazione del petrolio. Questo anzitutto perchè la progressione dell’oro nero di oggi arriva dopo alcune sedute all’insegna della volatilità. Il recupero, quindi, è frutto di movimenti fisiologici che devono però essere calati in un contesto che non è più quello estremamente positivo delle scorse settimane. In questo ultimo scorcio del mese di novembre, l’unico dato certo è che la corsa rialzista del Brent ha frenato. Tutti gli altri elementi che spesso stampa e analisi hanno citato in questi ultimi giorni sono solo indiscrezioni di stampa e nulla di più. 

Per sgombrare il campo dagli equivoci, proviamo a separare certezze da indiscrezioni in modo tale da offrire ai traders spunti per impostare la loro strategia di investimento sul petrolio per le prossime sedute. E’ evidente che la perdita di slancio del Brent abbia un responsabile con tanto di nome e cognome. Stiamo parlando del vertice Opec che è in programma a Vienna a fine novembre ossia tra pochi giorni. Il summit dell’organizzazione tra i paesi produttori di greggio sarà chiamato a stabile se i taglio alla produzione di petrolio debbano o meno essere confermati. Il rappresentante dell’Iran ha fatto già sapere che la maggioranza dei membri del cartello è favorevole al rinnovo dei tagli. Il regolamento dell’Opec prevede però che ci siano non una maggioranza ma l’unanimità e quindi resta sempre un margine di incertezza per quello che potrebbe avvenire.

E’ probabile che proprio questo margine stia favorendo la volatilità sul prezzo del greggio. In poche parole, rispetto ad alcune settimane fa, non c’è più la certezza di un esito favorevole del summit. Ma non si tratta solo di questo. L’incertezza sui nuov tagli è infatti alimentate anche dagli strani giri di valzer dei russi. Mosca ha fatto capire di non essere pronta ad approvare senza riserve l’allungamento al 31 marzo 2018 dei tagli alla produzione di greggio. Ma i russi, si sa, sono sempre volutamente poco chiari in modo tale da massimizzare il loro interesse. Strategia o non strategia, resta il fatto che il mercato preferisce restare cauto e quindi mettere da parte l’euforia. Più dei russi e dei dubbi sull’indispensabile unanimità in seno all’Opec, però, c’è l’esposizione al rialzo dei fondi di investimento. Questi ultimi hanno molto puntato sul petrolio negli ultimi tempi e potrebbero essere intenzionati a massimizzare il loro profitto. 

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